Venti itinerari, di cui quattro dedicati ai disabili, descritti con una apprezzabile oltre che documentata puntigliosità, illustrati con fotografie, disegni e cartine; appunti su tutto quanto s'ha da sapere per una proficua, esaltante uscita di pesca.

Non meno significative ed utili le annotazioni circa i pesci che popolano le nostre acque, che fanno la gioia di tutti i pescatori, accompagnadoli passo dopo passo nel sottile piacere di aggangiare il persico o la trota, il gardon oppure il luccio, il cavedano piuttosto che il coregone. Altri quindici testi riguardano gli ami, i galleggianti, le girelle, le zavorre, le esche naturali, i nodi, i mulinelli, le canne di bambù, l'abbigliamento, l'alimentazione, la pesca a mosca, la pesca invernale sui laghi, la telematica al servizio dei pescatori, passato e presente del temolo. In sostanza, si offrono molte ed istruttive risposte agli interrogativi di sempre: come si pesca? dove si pesca? con quali tecniche? con quale attrezzatura.

Raimondo Locatelli

I nostri laghi offrono una buona quantità di pesce. Ma, in genere, i consumatori si rivolgono soltanto, o quasi, a quello cosiddetto «pregiato», come persico, lucioperca, trota e coregone, mentre sono piuttosto indifferenti – sempre dal profilo gastronomico – nei confronti di pesci della «classe intermedia», come tinca, carpa, luccio e agone, ed assumono anzi un atteggiamento praticamente ostile verso il «pesce bianco», come gardon, cavedano, scardola, ecc.

Non c’è affatto – ad eccezione, in parte, proprio sul Lario – una cultura del pesce di lago, mentre un tempo le specie oggigiorno piuttosto... disprezzate o comunque neglette rappresentavano il principale sostentamento per le popolazioni dei nostri paesi in riva a Ceresio, Verbano e lago di Como. Ci sono comunque incoraggianti seppur ancora timidi segnali che vanno nella direzione di incentivare il consumo di pesce locale, compreso quello meno «nobile», nella consapevolezza oltretutto che è un prodotto sano, genuino, nostrano, fresco, variegato nei gusti, ruspante e quant’altro. E ciò vale anche – sul lago di Lugano – per il tanto vituperato gardon, le cui proprietà stanno sorprendendo un buon numero di estimatori della buona cucina. Certo, non è facile vincere la tradizione secondo cui, perlopiù, ci si rivolge al pesce di mare, che però è da importazione, è surgelato, arriva da chissà dove.  Il pesce di lago, insomma, si presta per una miriade di piatti deliziosi, variati, scintillanti nei gusti, originali, persino fantasiosi dal profilo del ricettario. Sul Ceresio, ad esempio, è in atto un esperimento da parte di un gruppo di pescatori semi-professionisti, che – grazie alla collaborazione fornita dallo Spaccio Ittico di Noranco – puntano decisamente ad una maggiore imprenditorialità e, soprattutto, ad un miglior sfruttamento della risorsa ittica, alla base indubbiamente di un’alimentazione equilibrata e sana, non da ultimo all’insegna della qualità del prodotto.

Anche in Italia, a cominciare dalla Lombardia, vi è una «riscoperta» dei prodotti tipici lacustri, tradizionali ed innovativi, lavorati e conservati, per il corretto sfruttamento di una risorsa rinnovabile. Si assiste così ad un crescente interesse per tutti i prodotti alimentari «tipici» «locali» «tradizionali», «biologici», grazie soprattutto ad un vasto progetto Interreg (sono coinvolte alcune province lombarde oltre al Canton Ticino), che ha per finalità proprio quella di valorizzare il pesce pescato nei nostri laghi, avendo esso tutte le potenzialità per rispondere alle caratteristiche oggi più ricercate, così da entrare a pieno titolo nei panieri dei prodotti tipici locali. L’importante è però riuscire – come si propone appunto l’impegnativo programma Interreg messo a punto da Carlo Romanò dell’Amministrazione provinciale di Como per il settore pesca e che di recente ha ottenuto il placet della Regione Lombardia – a definire meglio le caratteristiche intrinseche dei nostri pesci, il valore nutrizionale, la salubrità, l’origine, la corretta conservazione, puntando nel contempo a promuoverne la conoscenza e la qualità.

È in quest’ottica che – nel contesto di Regio Insubrica – si intende realizzare un libro di ampio respiro (autore Raimondo Locatelli che in Ticino ha già scritto diversi libri, fra cui un’autentica enciclopedia sulla pesca in Ticino, mentre l’editore è la Graficomp SA di Lugano-Pregassona) nel quale, appunto, mettere in evidenza tutta una serie di elementi per far conoscere al grande pubblico i pesci del Lario, del Verbano, del Ceresio, del lago di Varese, come pure di alcuni laghi brianzoli e del Varesotto. Si vuole privilegiare le ricette, antiche ma anche moderne, per gustare, apprezzare, esaltare il pesce insubrico, fornendo altresì tutta una serie di informazioni sulle modalità per la conservazione (fresco o congelato, in carpione, ecc.), sulla preparazione (pulizia, sfilettatura, ecc.), su come si cuoce (bollito o lessato, arrosto, fritto, alla griglia, al cartoccio, ecc.), senza dimenticare gli ingredienti, le salse, l’olio, le erbe aromatiche, i contorni, i vini, ecc.

Un libro, insomma, di informazioni semplici ma preziose per «gustare» a pieno titolo il pesce di casa, quello dei nostri laghi. Ma per realizzare il libro l’autore Raimondo Locatelli e l’editore Graficomp – che contano sulla preziosa quanto insostituibile collaborazione di esperti del settore, primi fra tutti proprio il prof. Ettore Grimaldi, il presidente dei pescatori comaschi Giovanni Guglielmetti, il dott. Carlo Romanò, ecc. – hanno estremo bisogno dell’aiuto di pescatori e non, nella speranza di ricevere un vasto campionario di ricette e consigli preziosi su come «trattare» il pesce in cucina. Devono essere ricette «nostrane», adatte per i nostri pesci. Per ogni ricetta occorre fornire i dati essenziali: per quante persone, la quantità da cucinare, i tempi di cottura, le modalità di trattamento, ecc. ecc. Ogni ricetta deve considerare anche nome, cognome, indirizzo e reperibilità (telefono o e-mail) di chi fornisce i vari menu. Sarà poi premura dell’autore sottoporre le ricette (ne attendiamo un gran numero, considerando il maggior numero possibile di specie ittiche) ad una giuria, che selezionerà le migliori, garantendo comunque che il libro (di svariate centinaia di pagine e riccamente illustrato) ne conterrà molte e di diversificato interesse. Chiedete lumi alle mogli, alle amiche, alle cuoche, alle mamme, alle nonne. L’importante, ribadiamo, è avere un ventaglio estremamente variegato di ragguagli, informazioni, consigli, su come preparare un antipasto, oppure  un primo, un secondo piatto, un piatto unico o una specialità. Possono essere inviate anche più ricette da una persona, ma ciascuna ricetta va inviata separatamente, ricorrendo all’apposito formulario reperibile sul sito www.graficomp.ch, scrivendo il titolo della ricetta, gli ingredienti, l’esecuzione, il proprio indirizzo completo, l’indirizzo e-mail, il telefono, il fax. 
Il tutto è da trasmettere quanto prima alle Edizioni Graficomp SA, casella postale 20, CH- 6963 Pregassona, tel. 0041 (91) 935 00 80, fax 0041 (91) 930 87 09, oppure servendosi del formulario nel sito www.graficomp.ch/lamiaricetta.

Negli ultimi anni, sono state intraprese varie iniziative a favore del recupero dell’alborella, specie di rilevante interesse faunistico nonché di notevole interesse per la pesca locale, sia professionale che sportiva. Così, a partire dal 2003 sono state messe in atto attività finalizzate a produrre materiale da ripopolamento, a partire da letti di frega realizzati direttamente in ambiente lacustre, attraverso la posa –  su aree di frega del Verbano – di ghiaia pulita in grado di richiamare le alborelle in attività riproduttiva.

La ghiaia era collocata in cassette di plastica per rendere più agevole il successivo trasporto. Le uova deposte venivano poi trasferite in recinti protetti sul Ceresio e su altri laghi del Varesotto. Tuttavia, se nei primi anni di sperimentazione tale metodologia, nonostante la laboriosità delle attività, ha dato buoni ed insperati frutti, nelle annate più recenti la resa di frequentazione, da parte della specie, dei letti di frega è stata pressoché nulla.

Riproduzione «guidata» in vasca a Brusino Arsizio
Pertanto, nei tempi più recenti si è cercato di sperimentare nuove metodologie di intervento per sostenere la specie, oramai in declino in molti bacini prealpini e da anni scomparsa nel lago di Lugano. A tale fine, è stata riproposta l’esperienza di riproduzione «semi-controllata», realizzata dall’avannotteria di Abbiategrasso, in provincia di Milano. Il progetto – come sottolinea il dr. Cesare Puzzi dello Studio Blu Progetti SAGL di Pregassona, che ne è il coordinatore tecnico-scientifico in stretta collaborazione con il collaboratore scientifico dell’Ufficio cantonale caccia e pesca dr. Bruno Polli – ha comportato il recupero di un nucleo di riproduttori di alborella nel Verbano, il loro stoccaggio e svezzamento (nell’incubatoio di Brusino Arsizio gestito da Assoreti) a mangime artificiale in vasca esterna di cemento (integrato con qualche immissione di zooplancton vivo catturato da Elio Polli nel Ceresio), e la posa in vasca di cassette di ghiaia al momento riproduttivo. Le uova, deposte in più riprese da giugno ad agosto, sono state trasferite in truogoli di schiusa, per poi essere rilasciate nel lago – a riassorbimento del sacco vitellino avvenuto – nel bacino di Ponte Tresa, in corrispondenza del canale Cantonetti.


Aumentano i numeri e si affinano le tecniche
Quest’esperienza, realizzata per la prima volta nel 2008, ha dato risultati insperati, comunque assai incoraggianti e tali da indurre l’Ufficio federale dell’ambiente a richiedere che si faccia altrettanto, e anzi ancora di più, nel 2009. L’alborella, sottolinea il dr. Bruno Polli, è diventato «un progetto con una sua precisa importanza», non da ultimo considerando che questo pesce figura nella lista delle specie minacciate, per cui l’autorità federale – in stretta collaborazione con quella cantonale e le rispettive federazioni di pesca (FTAP ed Assoreti) – invita a fare il possibile per il recupero e il reinserimento di questo pesciolino così importante per la catena alimentare nel contesto del nostro patrimonio ittico. In questo senso, nel nuovo anno saranno aumentati i numeri ed affinate le tecniche, con la viva speranza che si possa riuscire a ricostituire un ceppo significativo di alborelle nel lago di Lugano.


24.500 avannotti liberati in 7 occasioni
Ma vediamo alcuni dati significativi di quanto realizzato nel 2008, sulla base del dettagliato rapporto che il dr. Cesare Puzzi ha illustrato (in una recente riunione al Museo della pesca a Caslano, su iniziativa di Ezio Merlo) ad un gruppo di pescatori e dirigenti delle due federazioni nonché di società al di qua e al di là del confine sul lago Ceresio. A inizio febbraio 2008, è stato prelevato con quadrato dal Verbano, nella zona di Porto Ronco, un nucleo di circa 7 chili di adulti di alborella, con la garanzia di utilizzare un ceppo perfettamente in linea con quello del Ceresio. Gli esemplari catturati sono stati stabulati in una vasca esterna, di forma rettangolare, presso l’impianto ittiogenico di Brusino Arsizio. Sino alla fine di giugno non è stata osservata alcuna deposizione, presumibilmente a causa delle basse temperature dell’acqua di alimentazione della vasca. Con l’intento di aumentare le probabilità di riuscita dell’intervento, a partire dal 6 maggio sono state realizzate svariate pescate di sfoltimento nell’area scelta come idonea per il rilascio degli avannotti prodotti, mirate a ridurre la presenza di specie ittiche in grado di esercitare una forte pressione predatoria sulle larve o di competere con esse e di vanificare quindi gli sforzi effettuati.  Le pescate di sfoltimento sono state eseguite da Rolf Müller. Complessivamente sono stati catturati: 624 chili di gardon, 58 chili di boccalone, 38 kg di lucioperca, 31 kg di persico, 21 kg di carpa, 14 kg di tinca, 1 chilo di barbo e 4 svassi.
Il 24 giugno si è avuta la prima attività riproduttiva e, pertanto, si è provveduto al trasferimento delle cassette con le uova nei truogoli interni e alla pronta sostituzione di queste ultime con cassette nuove con ghiaia pulita. Le alborelle hanno deposto in più ondate, fino a tutto il mese di agosto. Dal trasferimento delle cassette nei truogoli è stata osservata la schiusa delle larve entro 4-5 giorni. Nei successivi 2-3 giorni è stato riassorbito il sacco vitellino, ed è stata valutata la perfetta mobilità e attività delle larve all’interno dei truogoli. A quel punto erano pronte per il trasferimento ai luoghi di semina, bonificati da gran parte dei predatori.
Al fine di minimizzare le perdite dovute alla predazione in lago, sono state individuate zone particolarmente idonee per il rilascio del novellame di alborella prodotto, ossia un’area a canneto, facilmente recintabile con reti e con  sponde che degradano dolcemente, nel bacino di Ponte Tresa, in zona Stretto di Lavena, in cui risultava peraltro facile effettuare le pescate di sfoltimento precedentemente descritte. Qui, il 9 luglio, con l’intervento dei guardapesca, sono state posate diverse fascine di legno, affondate ai bordi del canneto, per creare dei rifugi per le giovani alborelle, che potranno qui nascondersi e restare al riparo dai predatori.
Complessivamente, sono stati seminati 24.500 avannotti di alborella nel corso di sette immissioni, dal 9 luglio al 21 agosto.


Verso l’impiego di gabbie flottanti?
La metodologia di intervento adottata nell’ambito del Progetto di recupero nel lago di Lugano – osserva sempre il dr. Cesare Puzzi – si è rivelata particolarmente vantaggiosa ed efficace, soprattutto grazie alla relativa semplicità con cui è possibile controllare tutto il processo di riproduzione e alla facilità con cui vengono recuperate le uova, attraverso lo spostamento dei truogoli di incubazione delle cassette con la ghiaia, per consentirne la schiusa. Visto il buon esito registrato nel 2008, come detto l’esperimento sarà ripetuto nel 2009 e, con buona probabilità, anche negli anni a venire, nella speranza che – con sforzi ed impegno costanti, seppur piccoli – si possa raggiungere il risultato tanto sperato.
I risultati, certo, sono per intanto modesti, ma quel che conta è il successo dell’operazione, ovvero si è constatata la fattibilità del progetto. In questo senso, è un piccolo progetto ma con grandi ambizioni. Per l’immediato futuro, come detto, si calcola si prelevare dal Verbano circa 30 chilogrammi di alborelle per «depositarle» nell’incubatoio di Brusino Arsizio, affinché producano un buon numero di uova da cui poi nasceranno diverse decine di migliaia di avannotti da seminare nuovamente nel golfo di Ponte Tresa. Nel frattempo, qualche sporadica apparizione di alborelle si registra, in base a precise e circostanziate segnalazioni  di pescatori e garisti. Certo, è ancora presto per dire che si tratti di alborelle seminate in questi ultimi anni, oppure di pesci immessi di... straforo da qualche volonteroso, oppure ancora di alborelle nate nel lago Ceresio. L’importante, come si è sottolineato nella riunione promossa in occasione della presentazione del rapporto sull’alborella, è insistere, magari utilizzando più punti di raccolta, stabulazione ed immissione dei nuovi nati, individuando in tutto il bacino del lago di Lugano (e quindi anche i tratti di competenza delle province di Como e di Varese)  le zone più adatte a questo tipo di operazione.
Anzi, dal presidente della Federazione ticinese di acquicoltura e pesca Urs Luechinger è venuto l’esplicito invito ad avviare uno studio di fattibilità per l’impiego di gabbie flottanti nel lago, come già avviene con successo per i coregoni e con ottimi risultati pure per l’allevamento di altre specie ittiche. 

di Raimondo Locatelli
Articolo uscito sul «Corriere del Ticino» l’8 gennaio 2009.

Nell’anno 2008 soddisfacenti risultati nella pesca di trote e luciperca, ma note dolenti per l’allevamento di Maglio di Colla e per il depuratore del Piano della Stampa.

Lorenzo Beretta Piccoli, a conclusione del suo primo anno di presidenza della Sezione pescatori golfo di Lugano affiliata alla Ceresiana, ha stilato un bilancio positivo nel corso dell’assise svoltasi al Palacongressi. In vista della frega del pesce persico, a febbraio si è proceduto a sostituire un centinaio di alberelli natalizi nelle postazioni subacquee. A giugno, malgrado il tempo poco clemente, è stato organizzato il corso per i ragazzi (una quarantina): si è insistito sulla necessità di avvicinare maggiormente i giovani a questo sano e piacevole passatempo. D’altra parte, anche quest’anno la festa del 1. maggio e la Festa d’autunno hanno riscontrato un successo incredibile.

Per quel che concerne la pesca, il presidente ha rilevato come la trota lacustre abbia fatto registrare catture interessanti per la taglia (un esemplare di 6 chili, record assoluto, ma anche diverse trote tra 1,5 e 2,5 kg), tuttavia numericamente inferiori rispetto al 2007. Per il persico, i risultati sono simili a quelli dell’anno precedente, anche se – complice una primavera piuttosto «umida» – le catture si sono avute più tardi. Il lucioperca ha invece riservato grandi soddisfazioni sia agli amanti della pesca alla traina che ai lenzisti, per quantità e taglia. I pescatori, abituati a ricchi cestini di lavarelli, forse quest’anno saranno rimasti un po’ delusi, tuttavia i più assidui hanno potuto ritagliarsi le loro soddisfazioni.

Nota dolente invece per la produzione ittica nell’incubatoio di Maglio di Colla:i risultati sono decisamente inferiori alle aspettative, tuttavia con il nuovo allevatore Giorgio Imperiali sono date le premesse per ottenere nuovamente i quantitativi necessari ad un costante e mirato ripopolamento . La situazione, ha rilevato Beretta Piccoli, è solo in parte soddisfacente per quanto concerne il depuratore al Piano della Stampa: non tutti i lavori prospettati sono stati realizzati, per cui le acque del Cassarate e del golfo ancora non danno tutte le garanzie di qualità che è lecito attendersi. L’assise ha bocciato due proposte poste in consultazione dalla Ftap: la riduzione (da 12 a 6) delle catture giornaliere per trote e salmerini e il posticipo al 15 ottobre della chiusura per la trota iridea esclusivamente nei laghi e bacini al di sopra dei 1200 metri.

Dopo il tradizionale prologo del 20 dicembre, con l’apertura della pesca alla trota lacustre dalla barca, le altre gare sono in calendario a Santo Stefano e Epifania.

rai

Corriere del Ticino, 24.12.2008

I Mondiali di pesca al colpo, stavolta, sono stati disputati in un canale a Spinadesco, in provincia di Cremona. La massima competizione a livello internazionale è stata vinta dai fortissimi inglesi, seguiti da San Marino e dall’ Italia.
La squadra rossocrociata – costituita dall’esperto Jacques Beillard, con i romandi Jean-Jacques Iseli (in forza al CPS Chiasso), Daniel L’ Eplattiniere e Georges Weidner (Le Vangeron di Neuchâtel), lo svizzero tedesco Gerhard Heuenschneider (Wynau)e, soprattutto, due giovani ticinesi:Roberto Cuomo del Club pescatori di Chiasso e Andrea D’ Ermo (al suo debutto in un Mondiale) del neonato Pesca Team Ceresio – ha ottenuto, davanti a 20.000 spettatori, un brillantissimo, eccellente ottavo rango su ben 37 nazioni! Si è così lasciata alle spalle squadre ben più blasonate, come l’ Olanda (nona), il Portogallo (decimo), la Francia (addirittura 23.esima)e la Spagna (24.esima). Significative anche le prestazioni nella classifica individuale in seno al team rossocrociato:Infatti, Jean-Jacques Iseli – dopo una prova da incorniciare il sabato – è riuscito a ripetersi anche la domenica con un eccellente settimo posto. Una nota di merito va peraltro espressa anche per i due ticinesi: Roberto Cuomo ha confermato tutta la sua classe, offrendo due belle prestazioni e soprattutto regolari; Andrea D’ Ermo, al suo debutto in un Mondiale, dopo aver sofferto il sabato, si è riscattato alla grande la domenica, fornendo una prestazione di tutto rispetto (nel suo settore è riuscito a battere il 5 volte campione del mondo Alan Scotthorne).

Ral, Corriere del Ticino, 29.11.2008

Ridurre le catture per salvaguardare il futuro della pesca. La proposta votata dalla Spom stenta a fare presa

Da parecchi anni a questa parte, i pescatori, in Ticino, sono chiamati a fare i conti con una sensibile diminuzione delle prede. Le catture in fiumi, torrenti e laghetti alpino sono in costante calo. Le ragioni di questo stato di cose sono molteplici: deflussi minimi insufficienti, alvei devastati da eventi naturali (quando non artificiali, come gli spurghi dei bacini idroelettrici), inquinamento delle acque a più livelli, proliferazione incontrollata di specie di uccelli ittiofagi e, non da ultima, un'eccessiva pressione di pesca. Lo scorso mese di gennaio, a Caviglia-nò, in occasione dell'Assemblea della Società di pesca Onsernone e Melezza (Spom), l'ex presidente della stessa, Jean Claude Rosenberger ha messo sul tavolo una proposta di quelle destinate a far discutere. Per arginare la continua diminuzione generalizzata delle catture di pesci nei fiumi e nei la-ghetti alpini, in sintesi, Rosenberger ha suggerito di ridurre da 12 a 6 il numero di catture di trote e salmerini giornaliero. Una misura incisiva a corto termine, che dovrebbe permettere una miglior tutela dei potenziali riproduttori naturali nei corsi d'acqua, salvaguardando pure quella sana in-terpretazione della pesca intesa come "svago e passatempo" e non come sfida tra lenze o fonte di sussistenza.
L'idea di diminuire la pressione sull'ambiente rappresenta, a detta dell'interessato, anche un chiaro segnale di sensibilità dei pescatori stessi verso un problema tanto sentito, mettendoli in una posizione più responsabile.
«È giusto che anche noi si faccia un passo in questa direzione - commenta Efrem Lonni, attuale presidente della Spom - anche perché avere deflussi d'acqua maggiori sembra impossibile e cancellare del tutto gli uccelli ittiofagi (aironi e cormorani) risulta essere una battaglia persa in partenza. Noi non siamo in grado nemmeno di dimostrare che sono in esubero, non avendo a disposizione un censimento e uno studio che avvalori questa teoria. Inoltre gli ecologisti non sono sicuramente dalla nostra parte quando si parla di abbattere a scopo di contenimento dei volatili protetti. Loro ritengono che la natura limiterà da sola gli uccelli in esubero. I pescatori non possono quindi risolvere da soli questo problema. Salvare il nostro patrimonio ittico dopotutto è un dovere e, al momento, questa è l'unica possibilità di intervento diretto efficace».
L'Assemblea della Spom ha accettato, a maggioranza (e forse anche un po' a sorpresa, confessa Rosenberger) la proposta. A quel punto, essa è stata trasmessa alla Federazione ticinese per una valutazione. Per diversi mesi, però, dalle alte sfere cantonali non è giunta risposta alcuna in merito all'emendamento da, eventualmente, poi inserire nello specifico articolo del Regolamento cantonale (art.22 del Ralcp, paragrafo 3).
Un 'no' e tanti 'ma'...
«A settembre, in occasione di una prima riunione tra i comitati delle società di pesca - prosegue Lonni - benché la nostra proposta non fosse stata commentata e dibattuta, è stata messa ai voti e bocciata senza remore e, ancor meno, motivazioni valide». Il Comitato direttivo cantonale ha fatto altrettanto. I due, però, non demordono, nella convinzione che, come spiega Rosenberger «sono molti i pescatori che la pensano come noi. Lo provano le attestazioni di stima e sostegno giunteci da più parti. Invitiamo costoro a far sentire la propria voce in occasione delle assemblee sociali». Secondo Lonni e Rosenberger, le regole del gioco possono ancora essere cambiate. «Se vogliamo che questa nostra idea metta radice - insiste Rosenberger - è necessario creare i presupposti per un dialogo con le istanze mantello, aprendo allo scambio di vedute e alla discussione. Non ci devono essere ordini di scuderia calati dall'alto punto e basta. Non parliamo aprioristicamente di torto o ragione; chiediamo semplicemente di riflettere sull'idea. Altrimenti un giorno, a causa delle catture esasperate, ci troveremo senza pesci. E, a quel punto, avremo ucciso anche le nostre emozioni... »    D.L.

La Regione, 17.11.2008

La specie ittica è fondamentale per sostenere la pesca professionistica sul lago

Risultati confortanti da uno studio commissionato dalla Delegazione svizzera della Commissione italo-svizzera per la pesca – Un tema da approfondire ulteriormente

Il coregone risorsa fondamentale per il mantenimento della pesca professionistica sul Verbano. È la conclusione alla quale è giunto un recente studio, avviato per iniziativa della Delegazione svizzera della Commissione italo-svizzera per la pesca. L’organismo ha dato avvio a due analisi relative, rispettivamente, alla verifica della compatibilità genetica del lavarello del lago di Como con quelli presenti nei laghi Maggiore e Lugano, nonché alla crescita dei coregoni del lago Maggiore. Per il momento non si hanno ancora le conclusioni sulla prima indagine, mentre la citata Commissione internazionale ha già preso atto degli esiti dell’altro studio, quello realizzato dal dott. Rudolf Müller sui fattori di crescita dei coregoni del Ve r b a n o.
Lo studio, come rileva l’autore, è stato commissionato per attualizzare le informazioni inerenti la crescita dei coregoni del lago Maggiore, immessi tra il 1860 e il 1880 (lavarello)e nel 1950 (bondella)e ben acclimatatisi. In effetti, hanno generato popolamenti tali da sostenere – quale specie principale – la pesca professionale su questo specchio d’acqua. Il Lago Maggiore ha vissuto, come tutti i grandi laghi europei, una fase di eutrofizzazione, che ha chiaramente influenzato la produttività dell’ecosistema acquatico e con essa anche la crescita individuale dei pesci e quella complessiva dei loro popolamenti. Le condizioni trofiche del lago, si legge sempre nella ricerca, sono tornate da oltre un decennio al livello di oligotrofia. Orbene, lo studio si prefigge di verificare se la crescita dei coregoni abbia di conseguenza subìto delle modifiche tali da rendere necessari approfondimenti tesi ad un adeguamento della gestione della pesca.
Complessivamente, è stata analizzata la crescita di 240 coregoni (114 lavarelli e 126 bondelle). L’attribuzione alla specie lavarello o bondella è stata effettuata sia tramite il numero delle branchiospine, sia in base alle caratteristiche di crescita. Vista la parziale sovrapposizione dei due intervalli numerici per il numero di branchiospine, un’attribuzione certa non è sempre possibile con questa metodica. Utilizzando il criterio della crescita nel primo anno di vita (raggio del primo annulo sulla squama), si ottiene una separazione molto netta tra le due popolazioni.
Il dottor Rudolf Müller, tenendo conto anche della composizione del pescato in relazione all’età e alla lunghezza dei pesci, è giunto a diverse interessanti conclusioni. Il lavarello e la bondella, ad esempio, rimangono tutt’oggi due forme chiaramente separate dal profilo morfologico (numero branchiospine), da quello della crescita e pure da quello riproduttivo. Inoltre le due popolazioni sono ancora prosperose e danno un concreto contributo alla pesca di mestiere. Entrambe le specie presentano caratteristiche di crescita chiaramente diverse e la crescita media sembrerebbe essere diminuita negli ultimi decenni. Una gestione differenziata delle due specie rimane indispensabile. Il ricercatore segnala poi come le attuali condizioni trofiche del lago Maggiore siano tali da consentire sia la riproduzione naturale degli esigenti coregoni, come pure una discreta produzione. Per una valutazione del ruolo e dell’importanza dei coregoni per la pesca professionale e per una verifica dell’adeguatezza delle attuali norme di gestione, sarebbe opportuno intraprendere uno studio più approfondito sul pescato, per il quale i dati attualizzati in merito alla crescita potrebbero fungere da base alfine di poter considerare separatamente le due specie.
A questo punto, ci si augura che la ricerca possa continuare anche con il contributo della Delegazione italiana della Commissione italo- svizzera per la pesca.

Corriere del Ticino, 11 novembre 2008

II 2007 è stata una buona annata per la pesca, fatta eccezione per alcuni bacini artificiali sotto i 1.200 metri di altezza. Lo ha rilevato negli scorsi giorni L'Ufficio caccia e pesca del Dipartimento del territorio. In tutto sono state rilasciate 5.491 patenti annuali per la pesca dilettantistica (424 in più rispetto al 2006). Inoltre 70 pescatori hanno ottenuto la patente speciale per la pesca del temolo (53 nel 2006).
Il lago più generoso si è rivelato essere il Verbano, che ha fruttato ai pescatori dilettanti 6.688 chili di pesce: un incremento del 28% rispetto all'anno precedente. In particolare sono stati catturati lucci (+140% rispetto al 2006), trote (+ 70%), coregone (+34%) e pesce persico (in tutto due tonnellate, circa 800 chili in meno rispetto al 2006). Quello pescato nel Verbano è il 'bottino' più consistente dal 1996, anno in cui si cominciò a raccogliere i dati della pesca dilettantistica. Sempre nel lago di Locamo, la pesca professionale (di agone, pesce bianco, coregone e pesce persico) ha invece subito una flessione del 15% rispetto al 2006. La pesca nel Ceresio è stata invece meno copiosa, sia per quella dilettantistica (circa 16.700 chili, pari al -22% rispetto al 2006) sia professionale (-23%). Da notare il calo di tutte le specie importanti, eccetto il pesce bianco: «Un risultato atteso - comunica l'Ufficio caccia e pesca -perché alle annate di grande abbondanza (2006) si alternano periodi meno favorevoli».Nei corsi d'acqua l'anno scorso sono stati pescati 54.497 trote e 329 pesci temolo (in totale il 5% in più rispetto al 2006). L'Ufficio ha riscontrato un aumento delle catture nei bacini imbriferi della Maggia e del Brenno e nei corsi d'acqua del Sottoceneri. Infine, nei laghi alpini e altri bacini le catture di trota salmerino ( 20.597 esemplari) sono aumentate del 7%. In calo del 22%, invece, il pescato nei bacini sotto i 1.200 metri.

La Regione, 3 ottobre 2008

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