Visita d'eccezione per il Museo della Pesca, che in occasione dei festeggiamenti del 1.o di agosto ha avuto l'onore di ricevere la visita della presidente della Confederazione Doris Leuthard.

Accompagnata da una piccola delegazione di rappresentanti politici, ha potuto visitare la nuova mostra permanente inaugurata il 3 di giugno di quest'anno. Le hanno fatto da guida il curatore del museo Maurizio Valente ed il conservatore Bernardino Croci-Maspoli.

Identificate venti specie ittiche conosciute, tra cui anche il gambero esotico.

Dal 2007 è in funzione, poco più a sud del ponte doganale di Ponte Tresa, il passaggio per pesci con camera di monitoraggio sul fiume. Eliminato lo sbarramento a Lavena Ponte Tresa grazie alla scala di monta, per completare il corridoio acquatico di collegamento fra i due laghi insubrici rimane da superare l'ostacolo della diga di Creva, ma - come sottolinea l'assessore alla gestione faunistica della provincia di Varese Bruno Specchiarelli - il discorso è avviato e quanto prima si dovrebbe arrivare a proposte concrete. Nel frattempo l'attenzione (dal profilo della ricerca scientifica, della gestione ittica e della divulgazione didattica per scolaresche che possono visionare sul posto l'emigrazione ittica) è rivolta all'impianto che consente di monitorare il passaggio dei pesci, dal fiume al lago e viceversa. Ne hanno riferito Massimo Sartorelli e Gaetano Gentili della Graia srl, nonché Tiziano Putelli dell'UCP. La visione dei filmati registrati da parte di personale specializzato e l'informatizzazione dei dati permettono di identificare con certezza il 99% degli animali transitati, ricavandone informazioni preziose.

In totale, in 410 giorni di funzionamento ottimale dello strumento (da luglio 2007 a fine dicembre, ma non in continuazione), è stato registrato un campione di 21.678 passaggi di pesci appartenenti a 20 specie identificate (più il gambero esotico). Grosso modo il 35% del pesce è in discesa (lagofiume) e il 65% in risalita; nell'aprile 2008 sono stati registrati oltre 5.000 passaggi di gardon. Quest'ultima specie dà il 73% dei passaggi censiti, mentre il 19% spetta al barbo comune che era andato scomparendo nel lago.

Vi sono specie ittiche che si spostano poco o niente (alborella, cagnetta, luccio, trota di lago, pigo, carpa, tinca), altre invece che ballano la... tarantella: il gardon ha registrato 10.620 passaggi in risalita e 5.379 in discesa, il barbo comune 2.626 e 1.487 (i movimenti maggiori nel periodo tardo-primaverile quando la specie si riproduce), il persico trota 240 e 126, il persico 145 e 126, la trota fario 45 passaggi dal fiume al lago. L'anguilla ha segnato una discesa significativa nell'aprile 2009. La famiglia dominante sono i ciprinidi, mentre i salmonidi sono presenti in misura nettamente inferiore.

In tutti i mesi dell'anno c'è un certo via vai, comunque la migrazione dal fiume al lago è determinata dall'alimentazione (60%) e riproduzione (deposizione delle uova, 40%). La notizia più importante è del 24 giugno scorso, quando il sistema di monitoraggio sulla Tresa ha documentato per la prima volta la presenza di una trota marmorata di 35 cm. Indice beneaugurante per gli sforzi profusi a favore del recupero degli ecosistemi acquatici. rai

22/07/2010 Corriere del Ticino

Lavena Ponte Tresa - «Lo scivolo di risalita sul Tresa funziona alla perfezione. E presto i benefici, oltre che per l'ambiente, arriveranno anche per i pescatori».

Che già, dopo anni di assenza, sono tornati a catturare il “Barbo”, un pesce pregiato che era quasi scomparso dal Ceresio. La conferma in occasione dei festeggiamenti per i risultati raggiunti dallo scivolo di risalita, pensato nel 2007 per “abbattere” le barriere artificiali create sul fiume Tresa, e dalla camera di monitoraggio installata sul passaggio. Si tratta di una telecamera, in funzione 24 ore su 24, che si attiva con il movimento del pesce e che in due anni solari, il 2008 e 2009, ha censito qualcosa come 21 mila passaggi di 20 specie diverse. Più quello dei gamberi. Tra questi i più numerosi sono stati, in assoluto, i Gardon, pesci non autoctoni che però di fatto hanno colonizzato il lago Ceresio, il Barbo, con oltre 4000 passaggi nei due sensi, ma anche trote fario, iridee, persico trota e persici, senza dimenticare le anguille. C'è poi da registrare il transito da grande festa, il 24 e 25 giugno scorsi, di una trota mormorata lunga circa 30-35 centimetri, che ormai era scomparsa dal Ceresio.


«Ora l'obiettivo – dice l'assessore provinciale all'agricoltura, Bruno Specchiarelli – è creare una sorta di autostrada del mare per i nostri pesci. Dal Ceresio, al Maggiore, passando per il Ticino fino all'Adriatico via Po». Proprio in questo contesto si inserisce il progetto di un vero e proprio ascensore per pesci alla diga Enel di Creva di Luino. Opera dal costo di un milione di euro circa per la quale Specchiarelli è impegnato a cercare finanziamenti. «Siamo in corsa per un bando Cariplo – ammette – e ci stiamo dando da fare anche su altri versanti». Perché questo vorrebbe dire completare il corridoio di migrazione e riproduzione. Con evidenti vantaggi per l'ambiente e la pesca. Senza dimenticare l'aspetto didattico.

 
Fonte: www.laprovinciadivarese.it

A fine giugno è stato rilevato un esemplare di 30-35 centimetri nel fiume Ticino. La specie era considerata praticamente estinta in Ticino.
La trota marmorata è riapparsa in Ticino, dopo i ripopolamenti degli ultimi anni. Il 24 e 25 giugno scorsi, infatti, il sistema di monitoraggio del passaggio per pesci sul fiume Tresa in prossimità del lago Ceresio a Lavena Ponte Tresa ne ha documentato per la prima volta la presenza, rilevando il transito di un esemplare di circa 30-35 cm. L’Ufficio della caccia e della pesca del Dipartimento del territorio, in una nota stampa, sottolinea l’importanza del ritorno di questa specie, avvenuto in concomitanza dell’Anno internazionale della biodiversità grazie agli sforzi profusi nel progetto per la reintroduzione della trota marmorata e, più in generale, a favore del recupero degli ecosistemi acquatici.

Il passaggio per i pesci e la camera di monitoraggio sul fiume Tresa a Lavena Ponte Tresa erano stati inaugurati nel 2007, e ad oggi resta solo da costruire il passaggio alla diga di Creva, per concretizzare il collegamento dal punto di vista ittico tra i due grandi laghi ticinesi Verbano e Ceresio. L’impianto era stato costruito nell’ambito di un progetto Interreg, con l’obiettivo di recuperare e conservare nel bacino del fiume Ticino la trota marmorata, una specie che qualche anno fa era considerata praticamente estinta in Ticino e nei Grigioni. L’intervento, promosso con il sostegno del Ticino, dei Grigioni, della Confederazione e di diverse Province italiane, ha creato le premesse per la reintroduzione della trota marmorata.

Dal punto di vista dell’habitat acquatico, sono state identificate le discontinuità alla libera migrazione ittica nei principali corsi d’acqua interessati, con l’analisi dei possibili interventi di risanamento e la concretizzazione di questo primo passaggio per pesci sulla Tresa. I punti cardine del progetto di recupero di questa specie ittica autoctona sono costituiti, infatti, sia dalla maggiore mobilità lungo corsi d’acqua più naturali, per favorirne la riproduzione; sia dal sostegno al recupero della specie, tramite i ripopolamenti mirati.

Ticinonews.ch, 16.07.2010

Lo scorso 3 di giugno il Museo della Pesca di Caslano ha inaugurato la nuova sede in riva al lago. La novità ha incitato i responsabili dell'associazione a rilanciare e consolidare la propria presenza nella rete virtuale.

Il sito www.museodellapesca.ch è attivo da diversi anni, per la precisione dal 2003. In questi anni la presenza in rete ha facilitato i contatti con persone ed organizzazioni attive nell'ambito della pesca e nello studio degli apetti naturalistici degli ecosistemi lacustri e fluviali. L'interesse nei confronti di questo mezzo di comunicazione è stato subito significativo ed ha raggiunto negli ultimi mesi nuovi ed importanti traguardi. Nel corso del mese di maggio 2010 è stato registrato il massimo numero di accessi da quando è operativo il sito: 11'935 visite, per un totale di 89'386 pagine consultate.

L'interesse da parte degli utenti è dunque grande e per migliorare ulteriormente l'offerta in questo settore si è deciso di rinnovare la forma e i contenuti. Tra gli obbiettivi della nuova interfaccia c'e' anche l'interazione con il visitatore. E' ora possibile inviare le proprie immagini che ritraggono le catture più spettacolari, commentare le pagine che presentano alcune ricette curiose, lasciare i commenti sul libro d'oro e aderire alla "comunità" del museo.

 


Villa Carolina

 

Nel lago Ceresio sono stati immessi larve e pesciolini a migliaia

Sta producendo buoni risultati il progetto lanciato anni fa per il recupero dell'alborella: entro la fine di questo mese verranno liberati nel lago altri 60 mila pesciolini

È in piena fase di attuazione il progetto di recupero dell'alborella nel lago Ceresio, partito anni fa su mandato della Commissione italosvizzera per la pesca e dell'Ufficio cantonale caccia e pesca (UCP). Quest'anno, grazie anche alla disponibilità dell'Amministrazione provinciale di Como, in primavera si è potuto incrementare lo stock di riproduttori di alborelle, stabulandole in seguito nelle vasche all'incubatoio di Brusino Arsizio, gestito dall'Associazione pescatori con reti (Assoreti).
L'operazione sta proseguendo in modo ottimale, come conferma Ezio Merlo . Per la verità, ad aprile e maggio - a causa del freddo e del tempo inclemente - l'acqua nell'impianto risultava molto fredda, il che ha ritardato notevolmente la deposizione delle uova sui letti di frega preparati nelle vasche dell'incubatoio.
Nelle ultime settimane, grazie ad ottimali condizioni atmosferiche, la temperatura dell'acqua è salita sino a 15-18 gradi, per cui - come madre natura comanda - le alborelle hanno cominciato a deporre le uova sulla ghiaia appositamente preparata. Uova che sono state di seguito portate all'interno dello stabile. Nei giorni scorsi, dopo le nascite si è cominciato ad immettere le larve e gli avannotti nel lago, precisamente nel bacino sud, in zona Pojana, avendo provveduto precedentemente a posare - grazie alla preziosa collaborazione della ditta Eco 2000 di Riva San Vitale - numerose fascine, così da creare per i minuscoli pesciolini argentei un appropriato rifugio, al sicuro dalla predazione da parte di diverse specie ittiche. Pertanto, la raccomandazione a bagnanti, pescatori e possessori di barche è di non invadere la zona occupata da queste fascinate, in modo tale da permettere agli avannotti di ambientarsi e crescere.
Da segnalare, aggiunge Merlo, responsabile dell'incubatoio di Brusino Arsizio in collaborazione con Elio Polli, che in questi ultimi tre anni si è potuto perfezionare la tecnica di riproduzione in cattività dell'alborella, tanto è vero che - a partire da quest'anno - si è rinunciato a richiedere contributi alla Confederazione e al Cantone, nonché la consulenza da parte di Studio Blu Progetti di Lugano durante le varie fasi di schiusa e di allevamento. Di conseguenza, da adesso in poi la tecnica per ottenere avannotti di alborella rientra nella routine di operatività dell'incubatoio di Brusino.
In un momento in cui il gardon registra una sensibile flessione, sembra non soltanto auspicabile ma addirittura necessario concentrare gli sforzi per il recupero dell'alborella. Certo, si è coscienti che i tentativi sin qui effettuati sono assai modesti rispetto alla capienza del lago e a quanto si dovrebbe fare per ripopolamenti massicci, tuttavia è anche vero che lo sforzo cresce di anno in anno: basti dire che in queste settimane sono stati liberati circa 40.000 fra larve ed avannotti, mentre nelle settimane prossime (entro fine luglio) si potranno immettere almeno ancora altri 60.000 pesciolini.
Sempre con la speranza che, un giorno o l'altro, l'alborella possa fare il suo rientro nel lago di Lugano.
rai

13/07/2010 Corriere del Ticino

La nascita e lo sviluppo del museo

Il Museo della pesca, sezione esterna del Museo del Malcantone, si trova a Caslano. Inaugurato nel 1993, ha occupato gli spazi ricavati in una villetta attorniata da un parco, proprietà del comune di Caslano. L’iniziativa è nata grazie al lavoro di Franco Chiesa e alla collaborazione di Pietro Colombo e Piercarlo Parini.

In questi primi anni di attività il museo si è sviluppato costantemente: nuove sale e nuovi materiali lo hanno arricchito di anno in anno grazie alla disponibilità del Comune di Caslano, dell’Ente turistico del Malcantone e di molti sostenitori e donatori. Il museo è gestito dall’Associazione del Museo del Malcantone, società che si propone di salvaguardare, raccogliere, riunire e valorizzare, quanto ancora rimane del patrimonio storico e culturale della regione del Malcantone. L’Associazione, che conta circa 700 membri e 300 Amici del Museo della Pesca, permette nel caso specifico della sede di Caslano di preservare e valorizzare le tradizioni e le tecniche legate al mondo della pesca tradizionale per la regione.

Attualmente il museo conta circa 5’000 visitatori all’anno. Una parte importante è costituita da classi scolastiche, gruppi di anziani e gruppi di turisti confederati per un totale di circa 70 gruppi per stagione.

Unico nel suo genere

Il contesto nazionale in cui si inserisce l’offerta del Museo della Pesca di Caslano è caratterizzato da un’assenza quasi totale di musei che trattano il tema della pesca. Solo alcune piccole realtà museali si occupano di questo tema.

Il Museo della pesca di Caslano dispone pertanto dell’esposizione più ricca ed interessante a livello nazionale. La valenza del museo è comprovata dall’alta percentuale di confederati che si riscontra tra i visitatori (50%). Anche nella vicina Italia l’offerta espositiva è limitata. Per trovare un museo analogo è infatti necessario andare fino al Museo del Mare di Genova o al Museo della Pesca del lago Trasimeno.

La nuova sede

Avviata nel 2009, l’opera di ristrutturazione che ha permesso il recupero degli spazi si divide in due interventi distinti. Il primo ha agito sulla parte “nuova” dell’edificio, da dove sono stati ricavati, in modo estremamente sobrio, due grandi locali espositivi sovrapposti. La costruzione ex novo del padiglione ha permesso di avere subito a disposizione una struttura funzionale, priva di ostacoli architettonici e di sicuro richiamo.

Il secondo intervento si è concentrato sulla parte “vecchia” della proprietà, composta essenzialmente dall’edificio originale di Villa Carolina. In questo caso i lavori hanno permesso essenzialmente il consolidamento delle strutture e il recupero di alcuni spazi collegati al corpo principale del museo.

I lavori si sono conclusi nel novembre 2009. Nel corso del mese di dicembre si è potuto procedere al trasloco delle collezioni, grazie al supporto e al lavoro della protezione civile Lugano Campagna. Felix Burkard, allestitore apprezzato e di grande esperienza, ha infine condotto i lavori che hanno permesso di realizzare il nuovo allestimento del percorso espositivo.

L’inaugurazione di Villa Carolina

Il 3 giugno 2010 si è tenuta l’inaugurazione ufficiale della nuova sede del Museo della Pesca. Alla manifestazione hanno partecipato diverse centinaia di simpatizzanti, che hanno potuto rinfrescarsi con specialità di lago. Nella parte ufficiale hanno preso la preso la parola il presidente del Museo del Malcantone Gianrico Corti, il sindaco di Caslano Emilio Taiana, il conservatore del museo del Malcantone Bernardino Croci-Maspoli, il direttore del Centro di dialettologia e di etnografia Franco Lurà e il direttore del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport Gabriele Gendotti.

Nella nuova struttura il visitatore accede a spazi più funzionali ed aperti, che rendono la visita più piacevole. L’aumento di superficie dell’intero complesso edificato è notevole: si passa dai 360 m2 della vecchia sede ai 680 m2 disponibili a Villa Carolina.

La filosofia che detta la nuova organizzazione degli spazi espositivi non è quella di cercare unicamente un ricollocamento degli elementi e dei contenuti della vecchia esposizione. Si tratta piuttosto di proporre un allestimento che si sviluppa facendo tesoro dell’esperienza accumulata in questi anni di attività.

Al piano terra si trovano una sala multimediale e una salal dedicata alle esposizioni temporanee, spazi polivalenti che possono essere affittati anche da enti o privati cittadini.

Nel grande ambiente al primo piano, una barca da pesca completamente attrezzata costituisce il centro visivo dell’esposizione, attorno al quale ruota il percorso tematico principale, dedicato ai pesci, al loro ambiente e alle tecniche di pesca tradizionali. Si prosegue poi in locali ricavati dalla parte vecchia dell’edificio, dove si trattano le tematiche della pesca sportiva, della pesca a mosca e delle peschiere per le anguille sul fiume Tresa.

Completano l’offerta una ricca biblioteca specializzata e un gradevole ambiente di lettura. Alcune postazioni multimediali mettono a disposizione una selezione di materiali audio e video dedicati alla pesca. Un’attenzione particolare è riservata ai giovani in età scolastica, ai quali viene proposto un apposito spazio didattico dove approfondire in modo sperimentale le conoscenze sull’ambiente ittico.

Rispetto alla vecchia sede, il nuovo percorso permette di migliorare l’aspetto naturalistico della pesca, offrendo di conseguenza una visione più completa. L’aumento di superficie permette inoltre di sviluppare meglio l’aspetto più affascinante e specifico del Museo della pesca di Caslano: la pesca con le reti. In linea con la vocazione etnografica del museo, questo tema ricorda come il lago, oggi percepito solo come supporto per le attività di svago, era in passato un importante mezzo di sostentamento e di trasporto per le comunità insubriche.

Un esemplare è stato recentemente catturato con le re­­ti nel bacino sud: si tratta del primo di questa temibile specie ittica avvistato ufficialmente nel lago di Lugano.

Non è la prima volta che il la­go di Lugano, come peraltro quello di Locarno, riserva sor­prese (non sempre gradite) in te­ma di patrimonio ittico a causa di semine abusive o accidenta­li, importazione e commercio di pesci per acquari, impiego di esche vive per la pesca o l'aper­tura di nuove vie d'acqua. L'ulti­ma novità è il siluro europeo, un predatore che può arrivare a di­mensioni... spaventose (sui 300 chili!) e che rappresenta un gra­ve pericolo per l'equilibrio natu­rale, data la sua voracità. Questo grande pesce catturato con reti nel nostro lago (bacino sud) era, fortunatamente, giovanissimo, con un peso di circa 2 chili.

Il biologo dell'Ufficio caccia e pe­sca dottor Bruno Polli, pur rico­noscendo che già in passato vi erano state segnalazioni di silu­ri presi da pescatori, sottolinea che è «il primo esemplare visto concretamente e determinato con certezza. In verità, vi è chi sostiene che sia stato preso an­che un altro siluro e sempre nel Ceresio, ma non vi sono dati che lo attestino realmente. Nel lago Maggiore, per contro, già sono state registrate alcune catture, fra cui un esemplare alle Bolle di Magadino: è da presumere che quei siluri siano arrivati per via naturale dai laghi del Varesotto. Per il Ceresio, invece, l'immis­sione è colpa di pescatori oppu­re di chi voleva disfarsi di que­sto pesce vedendolo crescere vi­stosamente».

Vi è chi parla addirittura di un... allevamento nella vicina Val Ganna, ma per il momento non c'è niente di sicuro.

rai
30.06.2010 Corriere del Ticino

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Aperto da aprile a ottobre. Orario: martedi, giovedi e domenica, 14.00-17.00; luglio e agosto dalle 16.00-19.00
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