Lo scorso 3 di giugno il Museo della Pesca di Caslano ha inaugurato la nuova sede in riva al lago. La novità ha incitato i responsabili dell'associazione a rilanciare e consolidare la propria presenza nella rete virtuale.

Il sito www.museodellapesca.ch è attivo da diversi anni, per la precisione dal 2003. In questi anni la presenza in rete ha facilitato i contatti con persone ed organizzazioni attive nell'ambito della pesca e nello studio degli apetti naturalistici degli ecosistemi lacustri e fluviali. L'interesse nei confronti di questo mezzo di comunicazione è stato subito significativo ed ha raggiunto negli ultimi mesi nuovi ed importanti traguardi. Nel corso del mese di maggio 2010 è stato registrato il massimo numero di accessi da quando è operativo il sito: 11'935 visite, per un totale di 89'386 pagine consultate.

L'interesse da parte degli utenti è dunque grande e per migliorare ulteriormente l'offerta in questo settore si è deciso di rinnovare la forma e i contenuti. Tra gli obbiettivi della nuova interfaccia c'e' anche l'interazione con il visitatore. E' ora possibile inviare le proprie immagini che ritraggono le catture più spettacolari, commentare le pagine che presentano alcune ricette curiose, lasciare i commenti sul libro d'oro e aderire alla "comunità" del museo.

 


Villa Carolina

 

A Pura, lungo il fiume Magliasina, sta rifiorendo un'attività ittica che alleva, in sintonia con la Natura, trote con i marchi Bio e Ticino.

A pochi passi dalla caotica rete viaria, in zona di Caslano, si nasconde un piccolo paradiso, popolato da oltre 100mila pesci, allevati con cura dai fratelli Jàger. Il bosco, i pascoli, il fiume Magliasina e le montagne fanno da cornice alla piscicoltura di Pura. Un luogo dove ci si immerge in un'atmosfera particolare, caratterizzata dal rumore dell'acqua che scorre e che si butta nelle vasche, oppure dal guizzo delle trote che cercano un po' d'aria o tentano di risalire la corrente.
Dopo tante vicissitudini che hanno contraddistinto il passato dell'attività malcantonese, avviata negli anni Trenta dal padre Jàger, nel 2003 la produzione è ripresa a pieno regime grazie al sostegno della regione Malcantone, del comune di Pura e del Cantone che hanno dato un decisivo appoggio a Oscar Gattoni, il titolare della società e ai fratelli Alessandro e Rodolfo. Il problema maggiore, l'irruenza degli aironi, abili predatori di pesci e vettori di malattie, è stato risolto alla base con la posa di efficienti reti di protezione. Fatto questo, il volatile non ha più infastidito le trote.
L'acqua è un fattore decisivo nella buona riuscita dell'opera e quella della Magliasina ha il vantaggio di essere ben ossigenata e di offrire le condizioni ottimali da marzo fino ad agosto. "Captiamo l'acqua della Magliasina, un fiume le cui temperature d'inverno scendono fin verso un grado e d'estate salgono oltre i diciasette, valore ottimale per l'accrescimento. L'entrata dell'acqua avviene per caduta e dopo essere passata nelle vasche naturali, con fondali d'argilla, riprende il suo percorso verso valle e la foce di Castano" indica Alessandro. Le incognite e gli inconvenienti sono però sempre in agguato: il freddo invernale frena lo sviluppo delle trote, la siccità estiva può provocare carenza d'acqua e
surriscaldamento, creando condizioni delicate per l'insorgere di malattie. Le alluvioni e le forti piogge causano inoltre sovente improvvisi innalzamenti della portata del fiume che obbliga i fratelli Jàger a intervenire tempestivamente per regolare il flusso d'acqua.
La piscicoltura di Pura è in stretta sinergia con la sede di Lostallo, permettendo di affrontare meglio queste problematiche. Nelle vasche mesolcinesi, alimentate con acqua di sorgente che garantisce condizioni e temperature costanti durante tutto l'arco della stagione, si può dunque far fronte a eventuali emergenze e dedicare le vasche alla riproduzione e all'allevamento degli avannotti che cresceranno in seguito a Pura. "La disponibilità di due centri di produzione è molto utile e l'allevamento ha ripreso a pieno regime" spiega Alessandro. "Oggi, sommando i quantitativi di Pura e di Lostallo, possiamo produrre circa sessanta tonnellate di pesce all'anno".
L'altro elemento degno d'attenzione, oltre chiaramente alla pesca e alla vendita del prodotto, è l'alimentazione. L'occhio esperto nota dall'atteggiamento delle trote, da come mangiano e dalla vivacità, il loro stato di salute. Il foraggio
è formato da farine di pesci di produzione biologica, dato che la piscicoltura di Pura può fregiarsi della gemma Bio e la vendita avviene in seguito tramite i due maggiori distributori elvetici. Per rallevamento malcantonese si aggiunge inoltre il Marchio Ticino che garantisce l'origine del prodotto e che si dimostra sempre più un label apprezzato e ricercato.
La vita delle trote è molto lunga se si paragona agli allevamenti di polli. "Dalle uova, agli avannotti, agli adulti di una lunghezza di 25-30 centimetri trascorre un periodo tra un anno e mezzo e i due anni, a seconda del periodo e dall'individuo; l'allevamento avviene interamente da noi" spiega ancora Jàger. Le trote vengono infatti spanciate (eviscerate) a mano e anche la coltura delle uova è un'operazione manuale effettuata dagli abili fratelli malcantonesi.
Una vasca ospita delle trote di dimensioni imponenti: sono le riproduttrici che serviranno per la produzione di uova. La spremitura avviene in gennaio e febbraio, quando alle femmine vengono prelevate le uova che verranno messe in una vasca speciale. A quel punto toccherà ai maschi essere spremuti in modo che lo sperma vada a fecondare le uova. Passeranno quasi due
anni  prima che gli avannotti,  i  "cuccioli"  di pesce, diventeranno pesci adulti.
Nei nostri fiumi troviamo soprattutto la Trota fario e nei laghi quella lacustre. Invece, la specie allevata dalla piscicoltura di Pura è la Trota iridea, di origine nordamericana, che si trova in natura in tutta Europa. È un pesce di medie dimensioni
simile alle trote tipiche; rispetto alla fario la forma corporea è più compressa ai lati e più tozza, con la testa più piccola e il muso più ottuso; la bocca è armata di denti sia sulle mascelle sia sul palato e sulla lingua; ha occhi grandi e scaglie molto piccole; la livrea è argentea, macchiettata di nero, con riflessi verdastri sul dorso e un'evidente fascia di colore rosa che corre lungo i fianchi; le pinne, caudale e dorsale, sono completamente picchiettate di nero. Nell'habitat tipico (fiumi pedemontani, torrenti di fondovalle e laghi alpini) può raggiungere la taglia massima di settanta centimetri e sette chilogrammi. A Pura, per chiare ragioni di vendita e di consumo, la crescita si limita però ai classici 250 grammi.
La passione per la fauna ittica ha trattenuto Jàger nel Malcantone dove continua ad allevare con orgoglio e piacere i suoi pesci: "Sono nato e cresciuto accanto alle vasche delle trote, iniziando ad aiutare mio padre. Poi dopo qualche esperienza all'estero ho continuato l'attività assieme a mio fratello" ci confida Alessandro che proprio oggi sta preparando una consegna consistente per la distribuzione. "I quantitativi di vendita dipendono dalla richiesta. Riceviamo l'ordine e procediamo alla pesca e all'eviscerazione". Possiamo dunque essere sicuri che al negozio acquisteremo una trota fresca, pura e locale. Dall'acqua della Magliasina agli scaffali passeranno infatti al massimo 24 ore e, anche grazie al Marchio Ticino, potremo ritrovarla con facilità nei grandi magazzini. "Per pescare, spanciare e imballare mille trote occorrono circa tre ore di lavoro" spiegano i fratelli mentre preparano gli ultimi imballaggi per questa spedizione. Nei periodi di maggior richiesta i due piscicoltori potranno beneficiare di qualche aiuto supplementare per soddisfare le domande in modo efficiente.
Il futuro dell'attività sembra dunque essere ben pianificata, come illustra Gattoni: "Stiamo aumentando gradualmente la nostra produzione, sempre nei limiti imposti dall'agricoltura biologica, che fissa a venti chilogrammi di pesci per ogni metro cubo di acqua, la densità massima consentita; adeguando la produzione alle richieste di mercato intendiamo crescere progressivamente".
Le direttive di BioSuisse prevedono tra l'altro norme sulla riproduzione e l'allevamento, sugli stagni, che vanno accuditi ogni giorno e devono essere provvisti di una possibilità di rifugio. Almeno il 10% della superficie dell'acqua di ogni singolo bacino deve essere permanentemente in ombra e a Pura questo è garantito sia da alberi sia da apposite reti. La qualità dell'acqua è assicurata da periodiche analisi su temperatura, pH, tenore d'ammoniaca e di ossigeno. Quest'ultimo è molto importante per la crescita delle trote. Cascate o torri cribrose poste lungo il percorso d'afflusso dell'acqua permettono di arricchire naturalmente l'acqua del prezioso gas.
Per il fiorente allevamento le numerose direttive sulla produzione biologica non sono un problema gravoso e fanno ormai parte del normale lavoro giornaliero. La pesca è per ora pianificata in tre giorni settimanali, ma calcolando l'interesse crescente per i prodotti locali e stando alle intenzioni della Piscicoltura di Pura, pare scontato che ben presto i fratelli Jàger avranno bisogno di un aiuto per soddisfare la crescente richiesta di trote.

Elia Stampanoni
Agricoltore ticinese, 29 agosto 2008

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Nell’anno 2008 soddisfacenti risultati nella pesca di trote e luciperca, ma note dolenti per l’allevamento di Maglio di Colla e per il depuratore del Piano della Stampa.

Lorenzo Beretta Piccoli, a conclusione del suo primo anno di presidenza della Sezione pescatori golfo di Lugano affiliata alla Ceresiana, ha stilato un bilancio positivo nel corso dell’assise svoltasi al Palacongressi. In vista della frega del pesce persico, a febbraio si è proceduto a sostituire un centinaio di alberelli natalizi nelle postazioni subacquee. A giugno, malgrado il tempo poco clemente, è stato organizzato il corso per i ragazzi (una quarantina): si è insistito sulla necessità di avvicinare maggiormente i giovani a questo sano e piacevole passatempo. D’altra parte, anche quest’anno la festa del 1. maggio e la Festa d’autunno hanno riscontrato un successo incredibile.

Per quel che concerne la pesca, il presidente ha rilevato come la trota lacustre abbia fatto registrare catture interessanti per la taglia (un esemplare di 6 chili, record assoluto, ma anche diverse trote tra 1,5 e 2,5 kg), tuttavia numericamente inferiori rispetto al 2007. Per il persico, i risultati sono simili a quelli dell’anno precedente, anche se – complice una primavera piuttosto «umida» – le catture si sono avute più tardi. Il lucioperca ha invece riservato grandi soddisfazioni sia agli amanti della pesca alla traina che ai lenzisti, per quantità e taglia. I pescatori, abituati a ricchi cestini di lavarelli, forse quest’anno saranno rimasti un po’ delusi, tuttavia i più assidui hanno potuto ritagliarsi le loro soddisfazioni.

Nota dolente invece per la produzione ittica nell’incubatoio di Maglio di Colla:i risultati sono decisamente inferiori alle aspettative, tuttavia con il nuovo allevatore Giorgio Imperiali sono date le premesse per ottenere nuovamente i quantitativi necessari ad un costante e mirato ripopolamento . La situazione, ha rilevato Beretta Piccoli, è solo in parte soddisfacente per quanto concerne il depuratore al Piano della Stampa: non tutti i lavori prospettati sono stati realizzati, per cui le acque del Cassarate e del golfo ancora non danno tutte le garanzie di qualità che è lecito attendersi. L’assise ha bocciato due proposte poste in consultazione dalla Ftap: la riduzione (da 12 a 6) delle catture giornaliere per trote e salmerini e il posticipo al 15 ottobre della chiusura per la trota iridea esclusivamente nei laghi e bacini al di sopra dei 1200 metri.

Dopo il tradizionale prologo del 20 dicembre, con l’apertura della pesca alla trota lacustre dalla barca, le altre gare sono in calendario a Santo Stefano e Epifania.

rai

Corriere del Ticino, 24.12.2008

Negli ultimi anni, sono state intraprese varie iniziative a favore del recupero dell’alborella, specie di rilevante interesse faunistico nonché di notevole interesse per la pesca locale, sia professionale che sportiva. Così, a partire dal 2003 sono state messe in atto attività finalizzate a produrre materiale da ripopolamento, a partire da letti di frega realizzati direttamente in ambiente lacustre, attraverso la posa –  su aree di frega del Verbano – di ghiaia pulita in grado di richiamare le alborelle in attività riproduttiva.

La ghiaia era collocata in cassette di plastica per rendere più agevole il successivo trasporto. Le uova deposte venivano poi trasferite in recinti protetti sul Ceresio e su altri laghi del Varesotto. Tuttavia, se nei primi anni di sperimentazione tale metodologia, nonostante la laboriosità delle attività, ha dato buoni ed insperati frutti, nelle annate più recenti la resa di frequentazione, da parte della specie, dei letti di frega è stata pressoché nulla.

Riproduzione «guidata» in vasca a Brusino Arsizio
Pertanto, nei tempi più recenti si è cercato di sperimentare nuove metodologie di intervento per sostenere la specie, oramai in declino in molti bacini prealpini e da anni scomparsa nel lago di Lugano. A tale fine, è stata riproposta l’esperienza di riproduzione «semi-controllata», realizzata dall’avannotteria di Abbiategrasso, in provincia di Milano. Il progetto – come sottolinea il dr. Cesare Puzzi dello Studio Blu Progetti SAGL di Pregassona, che ne è il coordinatore tecnico-scientifico in stretta collaborazione con il collaboratore scientifico dell’Ufficio cantonale caccia e pesca dr. Bruno Polli – ha comportato il recupero di un nucleo di riproduttori di alborella nel Verbano, il loro stoccaggio e svezzamento (nell’incubatoio di Brusino Arsizio gestito da Assoreti) a mangime artificiale in vasca esterna di cemento (integrato con qualche immissione di zooplancton vivo catturato da Elio Polli nel Ceresio), e la posa in vasca di cassette di ghiaia al momento riproduttivo. Le uova, deposte in più riprese da giugno ad agosto, sono state trasferite in truogoli di schiusa, per poi essere rilasciate nel lago – a riassorbimento del sacco vitellino avvenuto – nel bacino di Ponte Tresa, in corrispondenza del canale Cantonetti.


Aumentano i numeri e si affinano le tecniche
Quest’esperienza, realizzata per la prima volta nel 2008, ha dato risultati insperati, comunque assai incoraggianti e tali da indurre l’Ufficio federale dell’ambiente a richiedere che si faccia altrettanto, e anzi ancora di più, nel 2009. L’alborella, sottolinea il dr. Bruno Polli, è diventato «un progetto con una sua precisa importanza», non da ultimo considerando che questo pesce figura nella lista delle specie minacciate, per cui l’autorità federale – in stretta collaborazione con quella cantonale e le rispettive federazioni di pesca (FTAP ed Assoreti) – invita a fare il possibile per il recupero e il reinserimento di questo pesciolino così importante per la catena alimentare nel contesto del nostro patrimonio ittico. In questo senso, nel nuovo anno saranno aumentati i numeri ed affinate le tecniche, con la viva speranza che si possa riuscire a ricostituire un ceppo significativo di alborelle nel lago di Lugano.


24.500 avannotti liberati in 7 occasioni
Ma vediamo alcuni dati significativi di quanto realizzato nel 2008, sulla base del dettagliato rapporto che il dr. Cesare Puzzi ha illustrato (in una recente riunione al Museo della pesca a Caslano, su iniziativa di Ezio Merlo) ad un gruppo di pescatori e dirigenti delle due federazioni nonché di società al di qua e al di là del confine sul lago Ceresio. A inizio febbraio 2008, è stato prelevato con quadrato dal Verbano, nella zona di Porto Ronco, un nucleo di circa 7 chili di adulti di alborella, con la garanzia di utilizzare un ceppo perfettamente in linea con quello del Ceresio. Gli esemplari catturati sono stati stabulati in una vasca esterna, di forma rettangolare, presso l’impianto ittiogenico di Brusino Arsizio. Sino alla fine di giugno non è stata osservata alcuna deposizione, presumibilmente a causa delle basse temperature dell’acqua di alimentazione della vasca. Con l’intento di aumentare le probabilità di riuscita dell’intervento, a partire dal 6 maggio sono state realizzate svariate pescate di sfoltimento nell’area scelta come idonea per il rilascio degli avannotti prodotti, mirate a ridurre la presenza di specie ittiche in grado di esercitare una forte pressione predatoria sulle larve o di competere con esse e di vanificare quindi gli sforzi effettuati.  Le pescate di sfoltimento sono state eseguite da Rolf Müller. Complessivamente sono stati catturati: 624 chili di gardon, 58 chili di boccalone, 38 kg di lucioperca, 31 kg di persico, 21 kg di carpa, 14 kg di tinca, 1 chilo di barbo e 4 svassi.
Il 24 giugno si è avuta la prima attività riproduttiva e, pertanto, si è provveduto al trasferimento delle cassette con le uova nei truogoli interni e alla pronta sostituzione di queste ultime con cassette nuove con ghiaia pulita. Le alborelle hanno deposto in più ondate, fino a tutto il mese di agosto. Dal trasferimento delle cassette nei truogoli è stata osservata la schiusa delle larve entro 4-5 giorni. Nei successivi 2-3 giorni è stato riassorbito il sacco vitellino, ed è stata valutata la perfetta mobilità e attività delle larve all’interno dei truogoli. A quel punto erano pronte per il trasferimento ai luoghi di semina, bonificati da gran parte dei predatori.
Al fine di minimizzare le perdite dovute alla predazione in lago, sono state individuate zone particolarmente idonee per il rilascio del novellame di alborella prodotto, ossia un’area a canneto, facilmente recintabile con reti e con  sponde che degradano dolcemente, nel bacino di Ponte Tresa, in zona Stretto di Lavena, in cui risultava peraltro facile effettuare le pescate di sfoltimento precedentemente descritte. Qui, il 9 luglio, con l’intervento dei guardapesca, sono state posate diverse fascine di legno, affondate ai bordi del canneto, per creare dei rifugi per le giovani alborelle, che potranno qui nascondersi e restare al riparo dai predatori.
Complessivamente, sono stati seminati 24.500 avannotti di alborella nel corso di sette immissioni, dal 9 luglio al 21 agosto.


Verso l’impiego di gabbie flottanti?
La metodologia di intervento adottata nell’ambito del Progetto di recupero nel lago di Lugano – osserva sempre il dr. Cesare Puzzi – si è rivelata particolarmente vantaggiosa ed efficace, soprattutto grazie alla relativa semplicità con cui è possibile controllare tutto il processo di riproduzione e alla facilità con cui vengono recuperate le uova, attraverso lo spostamento dei truogoli di incubazione delle cassette con la ghiaia, per consentirne la schiusa. Visto il buon esito registrato nel 2008, come detto l’esperimento sarà ripetuto nel 2009 e, con buona probabilità, anche negli anni a venire, nella speranza che – con sforzi ed impegno costanti, seppur piccoli – si possa raggiungere il risultato tanto sperato.
I risultati, certo, sono per intanto modesti, ma quel che conta è il successo dell’operazione, ovvero si è constatata la fattibilità del progetto. In questo senso, è un piccolo progetto ma con grandi ambizioni. Per l’immediato futuro, come detto, si calcola si prelevare dal Verbano circa 30 chilogrammi di alborelle per «depositarle» nell’incubatoio di Brusino Arsizio, affinché producano un buon numero di uova da cui poi nasceranno diverse decine di migliaia di avannotti da seminare nuovamente nel golfo di Ponte Tresa. Nel frattempo, qualche sporadica apparizione di alborelle si registra, in base a precise e circostanziate segnalazioni  di pescatori e garisti. Certo, è ancora presto per dire che si tratti di alborelle seminate in questi ultimi anni, oppure di pesci immessi di... straforo da qualche volonteroso, oppure ancora di alborelle nate nel lago Ceresio. L’importante, come si è sottolineato nella riunione promossa in occasione della presentazione del rapporto sull’alborella, è insistere, magari utilizzando più punti di raccolta, stabulazione ed immissione dei nuovi nati, individuando in tutto il bacino del lago di Lugano (e quindi anche i tratti di competenza delle province di Como e di Varese)  le zone più adatte a questo tipo di operazione.
Anzi, dal presidente della Federazione ticinese di acquicoltura e pesca Urs Luechinger è venuto l’esplicito invito ad avviare uno studio di fattibilità per l’impiego di gabbie flottanti nel lago, come già avviene con successo per i coregoni e con ottimi risultati pure per l’allevamento di altre specie ittiche. 

di Raimondo Locatelli
Articolo uscito sul «Corriere del Ticino» l’8 gennaio 2009.

L’Associazione Museo del Malcantone è lieta  di invitarla all’inaugurazione della nuova sede del Museo della Pesca di Caslano, via Meriggi 32, Giovedì 3 giugno 2010 alle ore 15.00.

Programma

  • 15.00 : ritrovo in Piazza Lago a Caslano
  • 15.15 : partenza per Villa Carolina
  • 15.30 : inizio parte ufficiale. Interverranno:
    • Gianrico Corti, presidente del Museo del Malcantone
    • Emilio Taiana, sindaco di Caslano
    • Bernardino Croci Maspoli, conservatore del Museo del Malcantone
    • Franco Lurà, direttore del Centro di dialettologia e di etnografia
    • Gabriele Gendotti, consigliere di Stato
  • 16.00 : taglio del nastro
  • 16.30 : rinfresco con specialità di lago offerto a tutti i partecipanti

Con il sostegno di:
Repubblica e Cantone Ticino, Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport
Centro di dialettologia e di etnografia, Bellinzona
Pro Helvetia
Comune di Caslano
Malcantone Turismo
Aziende Industriali di Lugano
e di molte altre persone, associazioni, enti pubblici e privati.

Il 1. giugno prenderà il via la stagione di pesca nei bacini naturali e artificiali al di sopra dei 1.200 metri di altitudine - Rispetto all'anno scorso, le condizioni meteorologiche e topografiche sembrano meno proibitive.
Eccoci ad una nuova stagione di pesca sui laghetti alpini. Infatti, martedì 1° giugno incomincia la pesca nei bacini naturali ed artificiali di alta montagna, sopra i 1.200 metri di altitudine. È una data vissuta intensamente e dalle forti emozioni da un gran numero di appassionati della lenza, perché lo scenario è impareggiabile dal profilo paesaggistico e naturalistico, ma anche poiché - almeno nei primi giorni - taluni di questi laghi possono riservare piacevolissime sorprese per quanto attiene le catture.
 
Stavolta, tuttavia, occorre fare i conti con alcune importanti incognite. Intanto, va ricordato che l'anno passato - in occasione del 1° giugno - il lungo e nevoso inverno, dopo aver «rovinato» l'apertura di marzo sui fiumi a causa della presenza ingombrante e rischiosa di una spessa coltre di neve sugli argini, ha impedito di fatto l'accesso alla maggior parte dei laghetti d'alta quota, sicché parecchi punti-chiave sono risultati impraticabili essendo molto innevati, oppure perché si presentavano ancora in gran parte o totalmente ghiacciati.
 
E stavolta? Va detto che la stagione bianca è risultata particolarmente lunga e con frequenti oltre che abbondanti nevicate, persino nei tempi più recenti, per cui ad esempio la zona del San Gottardo appare esclusa all'esercizio della pesca, in quanto i vari laghetti sono ricoperti da neve e ghiaccio. Va però precisato che i 4-5 giorni recentissimi con temperatura piuttosto elevata (attorno ai 28 gradi) hanno avuto un immediato e positivo influsso, determinando almeno in parte lo scongelamento e, dunque, la praticabilità della pesca. Ciò vale, in particolare, per il lago Ritom, che probabilmente costituisce il richiamo più frequentato da un'autentica marea di pescatori dilettanti nel primo contatto con le acque di montagna. Dunque, condizioni decisamente meno severe rispetto all'apertura del 2009, e ciò dovrebbe valere (almeno in parte) anche per Cadagno e Tremorgio, anche se nelle rispettive zone circostanti è tuttora consistente la presenza di neve e di lastroni di ghiaccio, per cui si richiede almeno grande prudenza dal profilo della sicurezza. A riprova che le condizioni meteorologiche e topografiche sono meno proibitive del 2009, si può anche rilevare che nella zona del Maloja (altra regione molto «battuta» dai ticinesi) si sono sì avute giornate di grande freddo, tuttavia i laghetti risultavano già sgombri del ghiaccio all'inizio di maggio, con qualche settimana di anticipo rispetto ad altre annate. Questi «colpi di calore» - nonostante in alta quota le temperature si mantengano piuttosto rigide e con una spessa coltre di neve anche a maggio, per cui è impensabile spingersi sino ai laghetti sui 1.800-1.900 metri - hanno dunque «squarciato» il pelo d'acqua. Con la conseguenza che i pesci, decisamente affamati a causa dei lunghi e rigidi mesi invernali, rappresentano - almeno nei primi giorni - una ghiotta occasione per i lenzisti, per cui dal punto di vista della redditività questo inizio di giugno potrebbe riservare importanti, significative soddisfazioni.
 
In Valmaggia, altra regione di grande attrazione per quanto riguarda i laghetti alpini, nella zona di Robiei-Naret vi sarà certamente un consistente assembramento di patiti della pesca d'altura, anche se raggiungere queste località richiede una faticaccia a suon di ore di sgambate, considerando che la funivia di Robiei apre soltanto a partire dal 12 giugno. Pertanto, chi va al Naret può servirsi almeno per un buon tratto della vettura e poi occorre proseguire a piedi, mentre chi sale a Robiei deve lasciare il veicolo a San Carlo e quindi affrontare una camminata di diverse ore, con qualche pericolo a causa del fondo nevoso: insomma, ci vuole un certo coraggio per affrontare «ascensioni» di questa natura. Ma le sorprese, dal profilo del carniere, non dovrebbero mancare. C'è da scommettere che molti sceglieranno invece il Sambuco, metà meno proibitiva anche perché ci si arriva in auto, mentre il laghetto del Crosa sembra parzialmente gelato.
 
Raimondo Locatelli, CdT, 29.05.2010

Inaugurata la nuova sede, la più grande del genere in Svizzera.

Taglio del nastro ieri per il Museo della pesca di Caslano, il più grande del genere a livello svizzero. La nuova sede ha comportato un investimento complessivo di 2,4 milioni di franchi, di cui 800 mila erogati dal Cantone. È stata ricavata dagli spazi di Villa Carolina sulla base del progetto ideato dall’architetto Alfio Indemini. All’inaugurazione sono intervenuti il consigliere di Stato Gabriele Gendotti, il sindaco di Caslano Emilio Taiana, Gianrico Corti, presidente dell’Associazione Museo del Malcantone, Franco Lurà, direttore del Centro di Dialettologia e di etnografia e il conservatore del Museo del Malcantone Bernardino Croci Maspoli. Il nuovo museo è sorto come sezione esterna di quello del Malcantone ed ha ricevuto il sostegno pure dell’Ente turistico del Malcantone, del Centro di dialettologia e di etnografia di Bellinzona e della Regione Malcantone. Ma fondamentali per il suo consolidamento sono stati pure l’aiuto di amici, donatori e finanziatori e la disponibilità del Comune di Caslano, che ha messo gratuitamente a disposizione la vecchia sede di via Campagna e ha venduto la proprietà all’Associazione Museo del Malcantone allo stesso prezzo con cui l’aveva acquistata (1,2 milioni) dalla Cassa pensione della città di Lucerna sostenendo l’iniziativa con 100 mila franchi. In effetti a Caslano già esisteva il Museo della pesca aperto nel 1993, grazie al lavoro di Franco Chiesa (19211998) e alla collaborazione di Pietro Colombo e Piercarlo Parini.

La nuova struttura sarà curata da Maurizio Valente che si è occupato della precedente. L’intento è sempre quello di documentare le tradizioni e le tecniche legate al mondo della pesca. Ma si proporranno anche nuovi temi, come il rapporto fra uomo e natura, la valorizzazione degli ambienti acquatici, lo studio delle tradizioni legate ai laghi insubrici e al loro sfruttamento. «Il museo rappresenta un fiore all’occhiello ed è un salto di qualità per l’Associazione Museo del Malcantone che ha sede a Curio – ha detto il presidente Gianrico Corti –. È infatti la prima volta che ‘possediamo’ una struttura».

La nuova sede, oltre alla suggestiva vicinanza del lago, offre spazi funzionali e aperti, arredati con rinnovati criteri espositivi. È stato allestito su progetto di Felix Burkard. A piano terra, si trovano una sala multimediale e una dedicata alle esposizioni temporanee che ospita la mostra Senza rete. Pesci e pescatori, acque, laghi e fiumi nell’interpretazione di 18 calligrafi curata da Enzo Pelli e inaugurata anch’essa ieri. Al primo piano, una barca da pesca costituisce il centro visivo dell’esposizione. Si prosegue poi in locali ricavati dalla parte vecchia dell’edificio, dove si parla di pesca sportiva, pesca a mosca e delle peschiere per le anguille sul fiume Tresa.

La Regione, 04.06.2010

Inaugurata la nuova (splendida) sede – Festa lungo il lago. È stato inaugurato ieri a Caslano il nuovo Museo della Pesca. Un vero e proprio “fiore all’occhiello” per l’intero Malcantone e, nel suo genere, il più grande della Svizzera.

Caslano é in fermento per l’inaugurazione delle nuova sede del Museo della pesca. Nato come una sezione esterna del Museo del Malcantone é ora divenuto fiore all’occhiello della regione per quanto riguarda le attrazioni turistiche e museali. «In 17 anni di attività – spiega il curatore del museo del Malcantone Bernardino Croci Maspoli – il museo ha avuto uno sviluppo talmente grande da farlo diventare il più importante del genere in tutta la Svizzera». Parlando poi di cifre: «Il Cantone ha contribuito con un sussidio di 800.000 franchi – ha spiegato Gianrico Corti, presidente del museo del Malcantone – decisi nel 2007 dal Gran Consiglio. Nel complesso l’intera ristrutturazione (compresa l’acquisizione del fondo) é costata circa 2,4 milioni e il progetto, disegnato da Alfio Indemini, é stato messo in atto in tempi molto rapidi: da gennaio 2009 a dicembre dello stesso anno». Molta la passione impiegata per far vivere al visitatore l’aria che respiravano i pescatori d’un tempo e molti anche i temi, innovativi e attuali, proposti dal museo. Illustrare per esempio il delicato rapporto fra uomo e natura oppure la valorizzazione degli ambienti acquatici. La nuova sede offre degli spazi molto funzionali e le grandi finestre che si affacciano sul lago offrono al visitatore una vista molto suggestiva accompagnando in tutto il percorso espositivo.

Partendo dal piano terra si trovano una sala multimediale (che sarà messa a disposizione anche per altri enti della regione che ne faranno richiesta) e uno spazio dedicato a delle esposizioni temporanee (attualmente si può visitare l’esposizione “Senza Rete, litografie legate alla calligrafia”). Si sale poi al piano superiore dove, al centro della sala, é posta un’imbarcazione da pesca, completamente attrezzata e tutt’attorno ruota il percorso tematico principale dedicato ai pesci, al loro ambiente e alle tecniche di pesca tradizionale. Lungo le altre sale gli argomenti spaziano dalla pesca sportiva alla pesca a mosca passando per le peschiere di anguille sulla Tresa. Il museo é curato fin dai minimi dettagli e molto interessanti sono gli oggetti scelti dai curatori.

È stata pure allestita una biblioteca: «Puntiamo molto sulle scolaresche – ha spiegato nuovamente Bernardino Croci Maspoli – alle quali proponiamo un apposito spazio didattico dove approfondire in modo sperimentale le conoscenze sull’ambiente ittico». Non resta dunque altro da fare se non far visita a questo splendido museo lasciandosi trasportare nell’ambiente della pesca. (MA.BO)

Giornale del Popolo, 04.06.2010

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Aperto dal marzo al ottobre. Orario: martedi, giovedi e domenica, 14.00-17.00; luglio e agosto dalle 16.00-19.00
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