Domenica 9 ottobre 2011 alle ore 11 si terrà l'inaugurazione della mostra fotografica di Gilberto Luvini Ho fatto click! al Museo della Pesca di Caslano. La mostra, organizzata in collaborazione con l'Istituto Oncologico della Svizzera Italiana (IOSI), è già stata presentata al Castello Montebello di Bellinzona. Essa evoca con immagini della natura i mille giorni di malattia dell’autore, vissuti fra angoscia e speranza. L’acqua, simbolo di vita e di rigenerazione è il filo conduttore delle opere e il principale motivo che ci ha spinti a ospitare questo evento presso il Museo della pesca. Le fotografie esposte saranno in vendita e il ricavato andrà a favore dello IOSI.

HO FATTO CLICK!
Dal bianco e nero al colore in mille giorni

Prima ricercavo nella fotografia la qualità tecnica, poi con l’avanzare della malattia ho tentato di catturare l’altalenarsi dei miei stati d’animo. Dalla ‘bella foto’, o cosi credevo fosse, sono passato nel corso di un lungo e doloroso processo a quelle che considero le mie ‘vere’ immagini. Sono vere perché a differenza di tutte le altre sono andato a cercarle dentro di me,  fino dove ho potuto.
Dedico questa mostra a chi mi ha aiutato fuori e dentro gli ospedali e ai compagni di percorso che mi hanno preceduto.
Un giorno un medico mi ha detto “non finisca di sperare”.
Era vero.

Gilberto Luvini

La nascita e lo sviluppo del museo

Il Museo della pesca, sezione esterna del Museo del Malcantone, si trova a Caslano. Inaugurato nel 1993, ha occupato gli spazi ricavati in una villetta attorniata da un parco, proprietà del comune di Caslano. L’iniziativa è nata grazie al lavoro di Franco Chiesa e alla collaborazione di Pietro Colombo e Piercarlo Parini.

In questi primi anni di attività il museo si è sviluppato costantemente: nuove sale e nuovi materiali lo hanno arricchito di anno in anno grazie alla disponibilità del Comune di Caslano, dell’Ente turistico del Malcantone e di molti sostenitori e donatori. Il museo è gestito dall’Associazione del Museo del Malcantone, società che si propone di salvaguardare, raccogliere, riunire e valorizzare, quanto ancora rimane del patrimonio storico e culturale della regione del Malcantone. L’Associazione, che conta circa 700 membri e 300 Amici del Museo della Pesca, permette nel caso specifico della sede di Caslano di preservare e valorizzare le tradizioni e le tecniche legate al mondo della pesca tradizionale per la regione.

Attualmente il museo conta circa 5’000 visitatori all’anno. Una parte importante è costituita da classi scolastiche, gruppi di anziani e gruppi di turisti confederati per un totale di circa 70 gruppi per stagione.

Unico nel suo genere

Il contesto nazionale in cui si inserisce l’offerta del Museo della Pesca di Caslano è caratterizzato da un’assenza quasi totale di musei che trattano il tema della pesca. Solo alcune piccole realtà museali si occupano di questo tema.

Il Museo della pesca di Caslano dispone pertanto dell’esposizione più ricca ed interessante a livello nazionale. La valenza del museo è comprovata dall’alta percentuale di confederati che si riscontra tra i visitatori (50%). Anche nella vicina Italia l’offerta espositiva è limitata. Per trovare un museo analogo è infatti necessario andare fino al Museo del Mare di Genova o al Museo della Pesca del lago Trasimeno.

La nuova sede

Avviata nel 2009, l’opera di ristrutturazione che ha permesso il recupero degli spazi si divide in due interventi distinti. Il primo ha agito sulla parte “nuova” dell’edificio, da dove sono stati ricavati, in modo estremamente sobrio, due grandi locali espositivi sovrapposti. La costruzione ex novo del padiglione ha permesso di avere subito a disposizione una struttura funzionale, priva di ostacoli architettonici e di sicuro richiamo.

Il secondo intervento si è concentrato sulla parte “vecchia” della proprietà, composta essenzialmente dall’edificio originale di Villa Carolina. In questo caso i lavori hanno permesso essenzialmente il consolidamento delle strutture e il recupero di alcuni spazi collegati al corpo principale del museo.

I lavori si sono conclusi nel novembre 2009. Nel corso del mese di dicembre si è potuto procedere al trasloco delle collezioni, grazie al supporto e al lavoro della protezione civile Lugano Campagna. Felix Burkard, allestitore apprezzato e di grande esperienza, ha infine condotto i lavori che hanno permesso di realizzare il nuovo allestimento del percorso espositivo.

L’inaugurazione di Villa Carolina

Il 3 giugno 2010 si è tenuta l’inaugurazione ufficiale della nuova sede del Museo della Pesca. Alla manifestazione hanno partecipato diverse centinaia di simpatizzanti, che hanno potuto rinfrescarsi con specialità di lago. Nella parte ufficiale hanno preso la preso la parola il presidente del Museo del Malcantone Gianrico Corti, il sindaco di Caslano Emilio Taiana, il conservatore del museo del Malcantone Bernardino Croci-Maspoli, il direttore del Centro di dialettologia e di etnografia Franco Lurà e il direttore del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport Gabriele Gendotti.

Nella nuova struttura il visitatore accede a spazi più funzionali ed aperti, che rendono la visita più piacevole. L’aumento di superficie dell’intero complesso edificato è notevole: si passa dai 360 m2 della vecchia sede ai 680 m2 disponibili a Villa Carolina.

La filosofia che detta la nuova organizzazione degli spazi espositivi non è quella di cercare unicamente un ricollocamento degli elementi e dei contenuti della vecchia esposizione. Si tratta piuttosto di proporre un allestimento che si sviluppa facendo tesoro dell’esperienza accumulata in questi anni di attività.

Al piano terra si trovano una sala multimediale e una salal dedicata alle esposizioni temporanee, spazi polivalenti che possono essere affittati anche da enti o privati cittadini.

Nel grande ambiente al primo piano, una barca da pesca completamente attrezzata costituisce il centro visivo dell’esposizione, attorno al quale ruota il percorso tematico principale, dedicato ai pesci, al loro ambiente e alle tecniche di pesca tradizionali. Si prosegue poi in locali ricavati dalla parte vecchia dell’edificio, dove si trattano le tematiche della pesca sportiva, della pesca a mosca e delle peschiere per le anguille sul fiume Tresa.

Completano l’offerta una ricca biblioteca specializzata e un gradevole ambiente di lettura. Alcune postazioni multimediali mettono a disposizione una selezione di materiali audio e video dedicati alla pesca. Un’attenzione particolare è riservata ai giovani in età scolastica, ai quali viene proposto un apposito spazio didattico dove approfondire in modo sperimentale le conoscenze sull’ambiente ittico.

Rispetto alla vecchia sede, il nuovo percorso permette di migliorare l’aspetto naturalistico della pesca, offrendo di conseguenza una visione più completa. L’aumento di superficie permette inoltre di sviluppare meglio l’aspetto più affascinante e specifico del Museo della pesca di Caslano: la pesca con le reti. In linea con la vocazione etnografica del museo, questo tema ricorda come il lago, oggi percepito solo come supporto per le attività di svago, era in passato un importante mezzo di sostentamento e di trasporto per le comunità insubriche.

L’esposizione potrà essere visitata il martedì, il giovedì e la domenica, dalle ore 14 alle 17, dal 1° aprile sino al 31 agosto.

Si è molto scritto sulle motivazioni utili a meglio capire la passione per la pesca. Pensando a Gianfranco, ho sempre associato la sua personalità e il gusto particolare di collezionista al grande tema dell'acqua.

Riguardavo ieri i pesci raffigurati in quadri e incisioni presenti nella sala da pranzo della sua casa. Il fascino di quelle immagini è per me intimamente legato all'elemento complementare -l'acqua, appunto- che ne ha modellato il profilo più o meno affusolato, l'impianto e il disegno delle pinne e perfino il colore e la lucentezza delle squame.

Non posso guardare un pesce senza evocare la sua libera vita nel fiume, nel torrente, nel lago, nel mare che lo ospita e nel quale guizza, indugia, salta, nuota. Questa vitalità dell'acqua, questo fascino del moto che si alterna alla calma, dell'allegria e della "grazia" dell'acqua l'ho sempre percepita ed amata nel carattere del grande amico Gianfranco.

Elda Cerchiari

Dopo la pausa invernale, riapre il Museo della pesca a Caslano, che dal giugno dello scorso anno si presenta totalmente rinnovato per quanto riguarda la sede e i contenuti dell’esposizione permanente. La riapertura è fissata per venerdì 1° aprile e coincide con l’inaugurazione, alle ore 18.30, della mostra «Pesci fuor d’acqua», che sarà illustrata al pubblico dal prof. Ettore Grimaldi, eminente studioso dei nostri laghi e del popolamento ittico. Si tratta di un’ottantina di oggetti che, in tanti modi diversi e con materiali altrettanto differenti, riproducono il pesce e parlano della pesca: dai quadri e le incisioni a sculture e tessiture, da fusioni di ferro a rilievi su cartone, da terracotte a scatole di porcellana, da astucci in cuoio a manifesti, da spille d’argento a ricami, ecc. Le opere provengono dalla collezione di Maria Pia e Gianfranco Quarzo-Cerina. Quest’ultimo per tutta la vita ha collezionato, in giro per il mondo, una moltitudine di pesci che – per dirla con Monica Mattei – parlano tutte le lingue del mondo, mostrano tutte le tradizioni artigianali ed artistiche, sono fatti in ogni possibile materiale, rivelano il senso dell’umorismo, della vita o della morte secondo le diverse culture del mondo. In questo senso, sono «pesci magici», che emanano particolare fascino e che richiamano il variegato mondo dell’acqua.
L’esposizione potrà essere visitata il martedì, il giovedì e la domenica, dalle ore 14 alle 17, dal 1° aprile sino al 31 agosto; per informazioni ed appuntamenti ci si può rivolgere al Museo della pesca in via Meriggi 32 a Caslano (tel. 091-606.63.63).


2011_pesci_fuor_dacqua_ftap.pdf

 

Franco Chiesa aveva la pesca nel cuore e nella mente. V'è chi afferma che il piacere della pesca sia uno fra i più raffinati piaceri dell'uomo, e non importa se si prende niente. Il piacere di pescare non è nei pesci che si prendono; è nel discorso silenzioso che si fa con essi aspettandoli, cercando di scovarli, anche se spesso essi non vengono, non si fanno catturare.
 
 
L'importante - mi diceva e, soprattutto, mi ha insegnato Franco Chiesa - è andare sul fiume, sul lago, lungo un ruscello, realizzando l'evasione dai rumori, dal frastuono, dalla frenesia della vita di tutti i giorni. E riuscendo - aggiungeva - ad entrare in questo mondo affascinante, infinitamente vario, ove sono in gioco l'abilità dell'uomo e l'astuzia dell'animale, dove la tecnica è inseparabile all'esperienza e dall'attenta osservazione della natura, dove si richiedono (in egual misura) intelligenza e passione.
In barca, nel golfo di Ponte Tresa o lungo le sponde di Figino e di Magliaso, in decine e decine di uscite sull'arco di parecchi anni, ho imparato con Franco Chiesa non certo a pescare - poiché ciò non mi interessava più di quel tanto - ma a gustare l'oscurità, poi l'alba, quindi il sole. La magia del lago nelle sue limpide acque, le stelle che ti sono compagne fedeli, le anitre e i cigni che sono i veri padroni del Ceresio. Si è in sintonia con il Creato. Le montagne si riverberano nell'acqua. Il panorama sul Malcantone è grandioso, toccante, emozionante. E gli uccelli rallegrano questa pace lacustre.

Franco Chiesa - metodico fors'anche all'accesso (come ho imparato a conoscerlo) - si lasciava andare a raccontare i suoi anni giovanili, a parlare delle sue imprese di pesca con un altro grande pescatore di Caslano, Mario Bettosini, da cui aveva appreso l'arte di usare le reti. Parlava e canticchiava. Il cuore gli esplodeva di gioia - poiché per natura, era ottimista e sempre sorridente - mentre tirava in barca le reti: talora cariche di pesce, talvolta manomesse, tal' altra senza neppure una preda. Prendesse o no, era pervaso dalla soddisfazione - viva, palpitante, quasi commovente per chi sa captare questa «poesia» della pesca con reti negli attimi fuggenti del far giorno - nel tirare in secca pesci persici, lucioperca e boccaloni, ma anche il semplice, umile, persino bistrattato pesce bianco.

Ore indimenticabili, caro Franco Chiesa, soprattutto se penso che - al rientro in darsena - si ripeteva, secondo copione, un fatto straordinario, durato per anni e anni: distribuivi con magnanimità pane, granaglie e lo stesso pesce bianco a centinaia (non esagero) di volatili, di anitre, di cigni, di svassi, che attendevano - ogni giorno sulla riva del giardino di casa - la loro razione quotidiana. Erano momenti che facevano palpitare il cuore e destavano una commozione indescrivibile.

Avevo conosciuto Franco Chiesa agli inizi di questo decennio, quando aveva mosso i primi passi per creare il Museo della pesca a Caslano. Subito era nato, fra lui e me, un rapporto di forte amicizia. Un legame solido, rinsaldato negli anni, attraverso una vicendevole collaborazione. Lui - caparbio, tenace, vulcanico nelle idee e soprattutto nelle realizzazioni, ma anche schietto e sempre amabile nel carattere e nel modo di fare - pretendeva molto da tutti, me compreso. lo, in compenso, avevo la sua amicizia,. Ricevevo informazioni, foto, documenti per il mio lavoro, in particolare nell'allestimento dei due volumi “La pesca nel Cantone Tìcino” appena usciti e di cui andava fiero quanto l'autore. Così per lunghi anni. Senza sosta, rinsaldando un legame di affidabilità e di camerateria di cui ero fiero.

E si discorreva di quanto fare. Ancora poche sere fa, mi aveva accompagnato nell'archivio a Caslano che stava realizzando quale nuova, preziosa tappa nella crescita - inarrestabile - del suo museo. Già mi aveva buttato là, a più riprese, l'idea di ristrutturare la sala dedicata alle Peschiere della Tresa, chiedendo - anzi esigendo, ma era una richiesta che nient'affatto mi infastidiva - che lo aiutassi a fare ancora più bello il Museo della pesca. Questo museo, che è il suo testamento, è la sua più bella, simpatica, straordinaria attestazione di amore del Paese, di affetto per i pescatori, di servizio per la comunità, di contributo significativo alla cultura, alla conoscenza del passato, di rispetto per i documenti, di analisi dei fenomeni sociali che hanno coinvolto - lungo i secoli di storia - la gente dei nostri laghi, Ceresio compreso, e, dunque, intere generazioni, le quali un tempo traevano dal pesce sostentamento e sopravvivenza, mentre oggigiorno per fortuna la pesca è soltanto diletto, passatempo, colloquio diretto con la natura.

Ecco, Franco Chiesa a me, a molti (pescatori e non) ha insegnato che si deve amare l'ambiente, ha inculcato nel mio pensiero l'esigenza - irrinunciabile e , pertanto fondamentale - di tenerezza e predilezione che si deve ai valori naturalistici e culturali che il Creato propone per una serena ed armoniosa convivenza tra l'uomo e quanti gli stanno attorno.

Un Creato che necessita di essere vissuto e goduto con spirito gioioso e con la sacralità delle grandi cose.
Grazie, Franco Chiesa. E riposa in pace, nei laghi e i mari dell'eternità.

RAIMONDO LOCATELLI
Rivista di Lugano, gennaio 1998

Domenica 15 maggio, Giornata internazionale del Museo, il museo della pesca ha partecipato alla manifestazione p'ESCI in PIAZZA.
Durante tutta la giornata, bancarelle, attività ricreative in piazza e racconti al Museo della Pesca hanno allietato una bella giornata primaverile.
Visualizza le immagini della giornata.

Programma

  • 10:00 Gioco d’apertura con i vincitori del concorso di disegno delle scuole di Caslano
  • 11:00 - 15.30 Giochi in piazza e torneo con ricchi premi
  • 11:15 Aperitivo offerto
  • 12:00 - 14.00 Pranzo a tema nei tre ristoranti della piazza e snack alla buvette
  • Spettacolo Team Benefico
  • 16:00 Premiazione torneo a squadre
  • 16:15 Merenda offerta
  • 17:00 Chiusura della giornata

Con l’entrata in vigore delle nuove disposizioni federali in materia di protezione degli animali e di pesca esiste l’obbligo a livello nazionale, per chi intende andare a pesca, di frequentare uno specifico corso d’introduzione.

Lo scopo prefisso è quello di garantire che i pescatori abbiano acquisito le conoscenze di base necessarie per una pratica consapevole della pesca, nel pieno rispetto delle norme e dell’etica oltre che in funzione della pesca, anche in merito alle esigenze di tutela degli animali.

Il Cantone Ticino ha delegato tale compito alla Federazione Ticinese per l’Acquicoltura e la Pesca (FTAP) che da diversi anni, in stretta collaborazione con l’Ufficio cantonale della caccia e della pesca (UCP), organizza i corsi d’introduzione alla pesca.

Il successo d’iscrizioni è crescente, a riprova del largo e consolidato interesse che questo piacevole passatempo in mezzo alla natura suscita in ogni fascia d’età, compresi i giovanissimi.

Questo comunicato intende richiamare l’attenzione degli interessati, alfine di garantire un’ottimizzazione dell’organizzazione dei corsi ed evitare che, per carenza d’informazione, vi siano ancora dei pescatori che a stagione inoltrata, o peggio ancora quando non saranno più previsti dei corsi, si rendono conto di non poter staccare la patente di pesca perché non in regola con la partecipazione al corso.

Chi è tenuto a frequentare il corso?

  • coloro che intendono staccare per la prima volta una patente annuale di pesca in Ticino
  • coloro che non hanno staccato (dai 14 anni in su) una patente di pesca annuale in Ticino a partire dal 1992.


Queste disposizioni valgono a partire dall’anno del compimento del 14.o anno di età. I giovani fino all’anno di compimento del 13.o anno di età possono pescare senza staccare una licenza, ma devono richiedere gratuitamente presso la cancelleria comunale del proprio domicilio il libretto di statistica.

Nel 2012 i ragazzi a partire dalla classe 1998 hanno l’obbligo di frequenza del corso per poter staccare una patente annuale di pesca in Ticino.


La frequenza al corso ha per il Canton Ticino validità illimitata, nel senso che chi non dovesse staccare la patente per diversi anni, a differenza di quanto avviene per la caccia, non è obbligato alla ripetizione della prassi.

Da ottobre 2011 a giugno 2012 si terranno – presso il Centro di protezione civile a Rivera – i corsi d’introduzione alla pesca, con questa agenda:

Corso n.1, mercoledì 26 ottobre 2011 dalle ore 17.30 alle ore 23.00
Corso n.2, mercoledì 16 novembre 2011 dalle ore 17.30 alle ore 23.00
Corso n.3, sabato 3 dicembre 2011 dalle ore 08.45 alle ore 16.30
Corso n.4, sabato 21 gennaio 2012 dalle ore 08.45 alle ore 16.30.
Corso n.5, mercoledì 15 febbraio 2012 dalle ore 17.30 alle ore 23.00
Corso n.6, sabato 10 marzo 2012 dalle ore 08.45 alle ore 16.30 ( ragazzi )
Corso n.7, mercoledì 18 aprile 2012 dalle ore 17.30 alle ore 23.00
Corso n.8, sabato 12 maggio 2012 dalle ore 08.45 alle ore 16.30
Corso n.9, mercoledì 6 giugno 2012 dalle ore 17.30 alle ore 23.00


Il numero massimo di partecipanti per ciascun corso è fissato a 55.

L’iscrizione dovrà avvenire tramite un formulario ottenibile presso le cancellerie comunali, oppure nei negozi di pesca o ancora, sul sito della FTAP.

Questo documento è da compilare e da inviare alla Segreteria dei corsi:

Ezio Merlo
Corso S. Gottardo 54, 6830 Chiasso
E-Mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Info corsi: tel: 079 – 230 34 28 - dalle ore 16 alle ore 18.

Al ricevimento della conferma sulla data (prescelta o disponibile), il partecipante dovrà provvedere a versare la relativa tassa d’iscrizione:

  • CHF 20.- per i residenti nel Cantone Ticino
  • CHF 40.- per i non residenti

indipendentemente se ragazzi o adulti. La tassa verrà destinata al Fondo cantonale per la fauna ittica e la pesca.

L’iscrizione al corso prescelto sarà ritenuta valida solo all’avvenuto pagamento della tassa d’iscrizione, e questo al più tardi entro 10 giorni dalla data di inizio del corso. Il mancato pagamento entro tale termine comporta l’annullamento dell’iscrizione. Per il pagamento sarà inviato per posta al candidato un cedolino di versamento. Per fini di controllo, il pagamento dovrà essere effettuato singolarmente per ogni partecipante.
In caso di iscrizioni in esubero, la Direzione Corsi potrà proporre la partecipazione in altre date.

Ciascuno dei corsi è strutturato in modo tale da fornire un bagaglio essenziale d’informazioni che si ritiene indispensabile per poter esercitare correttamente la pesca.
Al termine sarà consegnato l’attestato di frequenza senza il quale nelle condizioni precedentemente indicate non è possibile richiedere la patente di pesca annuale nel Canton Ticino.

Sostanzialmente, sono previsti tre temi:

  • ecologia degli ambienti acquatici.
  • conoscenza di pesci e gamberi.
  • regolamentazione della pesca e comportamento del pescatore alla luce della nuova ordinanza federale sulla protezione degli animali.

Quest’ultimo argomento è l’oggetto della relazione del dott. Bruno Polli, ittiologo presso l’Ufficio cantonale caccia e pesca, mentre gli altri due argomenti vengono illustrati dalle biologhe Vanessa Vaio e Paola Jotti.
A conclusione del corso è possibile effettuare il test per l’ottenimento dell’attestato SaNa riconosciuto in tutti i Cantoni della Svizzera come pure in Austria e in Germania. Tale attestato abilita a staccare le patenti di pesca in ogni regione della Confederazione, mentre il documento di frequenza al corso (senza test finale) è sufficiente per conseguire l’abilitazione a staccare una patente annuale unicamente nel Cantone Ticino.

Iscrizione online al sito www.ftap.ch

Camorino, agosto 2011

Il Presidente della FTAP, dr. Urs Luechinger
Il Responsabile Corsi FTAP, Ezio Merlo

Intervento di Gabriele Gendotti, Consigliere di Stato e Direttore del DECS, Caslano, 3 giugno 2010

Stimato sindaco di Caslano Emilio Taiana,
cari presidente e conservatore del Museo del Malcantone Gianrico Corti e Bernardino Croci Maspoli,
caro direttore del Centro di dialettologia e di etnografia Franco Lurà,
gentili signore, egregi signori,
sono particolarmente lieto di essere stato invitato all’inaugurazione della nuova sede del Museo della Pesca di Caslano. Sono cioè soddisfatto nel vedere che il “Progetto Villa Carolina” è giunto in porto secondo programma, lottando abilmente per superare gli inevitabili scogli di ordine finanziario con i quali ogni progetto – volenti o nolenti – si deve confrontare.
Questo risultato positivo – è il caso di sottolinearlo – si deve essenzialmente al concorso di due componenti fondamentali: da una parte i promotori hanno dato prova di voler fare il passo secondo la gamba, ovvero hanno saputo ridimensionare l’impostazione iniziale, riducendo i costi preventivati; dall’altra il progetto ha beneficiato di un sostegno allargato che, in modi diversi, ha visto Comune, enti, associazioni e anche privati far convergere le forze per la sua realizzazione.
In questo contesto – mi sia concesso dirlo – anche il Cantone ha fatto la propria parte, unitamente al contributo supplementare e straordinario assicurato dal Fondo Lotteria intercantonale proprio per garantire una certa solidità finanziaria.
Tutto ciò ha consentito che si arrivasse alla giornata di oggi, all’inaugurazione festosa di un’infrastruttura che si propone di offrire al pubblico un ulteriore e concreto contributo alla salvaguardia e alla valorizzazione del patrimonio storico e culturale legato alla pratica della pesca nel nostro Cantone.
Con l’acquisto e la sistemazione – direi particolarmente riuscita – di Villa Carolina, l’Associazione Museo del Malcantone può finalmente disporre di una sede di sua proprietà, ubicata in modo da ottimizzare la visibilità e dotata di spazi adeguati all’attività scientifica e amministrativa che viene svolta.
Il Museo della Pesca conferma e rilancia pertanto il proprio legame con il territorio non solo a livello locale o regionale, ma dell’intero Cantone. Un territorio che vede nei laghi e nei fiumi i suoi attori principali e che permette di riscoprire e ripercorrere la storia della pesca in Ticino, quando questa attività rappresentava un’entrata importante per la sopravvivenza di molte famiglie, fino a diventare un’attività professionale per pochi e un gradevole passatempo per molti.
Dietro a questa lodevole iniziativa orientata alla conservazione della memoria, c’è la storia del Ticino, della sua gente umile che ha sopportato sacrifici che oggi, nella società dei consumi, non sono nemmeno lontanamente immaginabili. È anche la storia di chi ha saputo sviluppare, con pochissimi mezzi a disposizione, un notevole ingegno nello strappare all’acqua le sue prede. Vi si ritrovano tutti i trucchi del mestiere, l’abilità nel tessere e posizionare le reti, le tecniche di pesca, la preparazione delle esche migliori, la creatività per riuscire a tornare a casa con un pescato sufficiente.
D’altra parte anche da noi valeva il vecchio adagio cinese secondo cui “meglio dare una canna da pesca e insegnare a pescare piuttosto che regalare pesce”.
Come direttore del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport penso anche all’importante funzione didattica che il Museo della Pesca assume per le scolaresche che vi fanno visita, dischiudendo ad allieve ed allievi i segreti di un mondo sommerso cui non sempre si presta la dovuta attenzione, come è appunto la straordinaria varietà della nostra fauna ittica
Così come non può essere sottaciuto il richiamo turistico che un Museo della Pesca può esercitare sugli ospiti in visita o di passaggio in Ticino, sulle rive del Ceresio. Anche questo è un biglietto da visita per presentare le peculiarità di un Cantone che ha molte ricchezze di cui parlare.
A chi pensa ai musei come luoghi polverosi ed inutili, a chi li misura unicamente in termini di visitatori, a chi li snobba per quanto conservano ed espongono, il Museo della Pesca di Caslano risponde con una prova di vitalità e modernità delle sue proposte che – ne sono certo – saprà suscitare l’interesse e la curiosità della popolazione.
I promotori di questa iniziativa possono quindi essere giustamente orgogliosi del lavoro svolto. Anche per questa ragione li ringrazio di cuore per l’entusiasmo e la passione che hanno investito in questa impresa. È un nostro preciso compito custodire la nostra memoria storica per poterla rendere accessibile a chi non la conosce, anche perché – lo sappiamo bene – il futuro si può progettare e costruire solo conoscendo il bene passato.
Vi ringrazio per l’attenzione.

Gabriele Gendotti, Consigliere di Stato
Direttore del Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport
Repubblica e Cantone Ticino

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Aperto da aprile a ottobre. Orario: martedi, giovedi e domenica, 14.00-17.00; luglio e agosto dalle 16.00-19.00
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