L’esposizione potrà essere visitata il martedì, il giovedì e la domenica, dalle ore 14 alle 17, dal 1° aprile sino al 31 agosto.

Si è molto scritto sulle motivazioni utili a meglio capire la passione per la pesca. Pensando a Gianfranco, ho sempre associato la sua personalità e il gusto particolare di collezionista al grande tema dell'acqua.

Riguardavo ieri i pesci raffigurati in quadri e incisioni presenti nella sala da pranzo della sua casa. Il fascino di quelle immagini è per me intimamente legato all'elemento complementare -l'acqua, appunto- che ne ha modellato il profilo più o meno affusolato, l'impianto e il disegno delle pinne e perfino il colore e la lucentezza delle squame.

Non posso guardare un pesce senza evocare la sua libera vita nel fiume, nel torrente, nel lago, nel mare che lo ospita e nel quale guizza, indugia, salta, nuota. Questa vitalità dell'acqua, questo fascino del moto che si alterna alla calma, dell'allegria e della "grazia" dell'acqua l'ho sempre percepita ed amata nel carattere del grande amico Gianfranco.

Elda Cerchiari

Dopo la pausa invernale, riapre il Museo della pesca a Caslano, che dal giugno dello scorso anno si presenta totalmente rinnovato per quanto riguarda la sede e i contenuti dell’esposizione permanente. La riapertura è fissata per venerdì 1° aprile e coincide con l’inaugurazione, alle ore 18.30, della mostra «Pesci fuor d’acqua», che sarà illustrata al pubblico dal prof. Ettore Grimaldi, eminente studioso dei nostri laghi e del popolamento ittico. Si tratta di un’ottantina di oggetti che, in tanti modi diversi e con materiali altrettanto differenti, riproducono il pesce e parlano della pesca: dai quadri e le incisioni a sculture e tessiture, da fusioni di ferro a rilievi su cartone, da terracotte a scatole di porcellana, da astucci in cuoio a manifesti, da spille d’argento a ricami, ecc. Le opere provengono dalla collezione di Maria Pia e Gianfranco Quarzo-Cerina. Quest’ultimo per tutta la vita ha collezionato, in giro per il mondo, una moltitudine di pesci che – per dirla con Monica Mattei – parlano tutte le lingue del mondo, mostrano tutte le tradizioni artigianali ed artistiche, sono fatti in ogni possibile materiale, rivelano il senso dell’umorismo, della vita o della morte secondo le diverse culture del mondo. In questo senso, sono «pesci magici», che emanano particolare fascino e che richiamano il variegato mondo dell’acqua.
L’esposizione potrà essere visitata il martedì, il giovedì e la domenica, dalle ore 14 alle 17, dal 1° aprile sino al 31 agosto; per informazioni ed appuntamenti ci si può rivolgere al Museo della pesca in via Meriggi 32 a Caslano (tel. 091-606.63.63).


2011_pesci_fuor_dacqua_ftap.pdf

 

Franco Chiesa aveva la pesca nel cuore e nella mente. V'è chi afferma che il piacere della pesca sia uno fra i più raffinati piaceri dell'uomo, e non importa se si prende niente. Il piacere di pescare non è nei pesci che si prendono; è nel discorso silenzioso che si fa con essi aspettandoli, cercando di scovarli, anche se spesso essi non vengono, non si fanno catturare.
 
 
L'importante - mi diceva e, soprattutto, mi ha insegnato Franco Chiesa - è andare sul fiume, sul lago, lungo un ruscello, realizzando l'evasione dai rumori, dal frastuono, dalla frenesia della vita di tutti i giorni. E riuscendo - aggiungeva - ad entrare in questo mondo affascinante, infinitamente vario, ove sono in gioco l'abilità dell'uomo e l'astuzia dell'animale, dove la tecnica è inseparabile all'esperienza e dall'attenta osservazione della natura, dove si richiedono (in egual misura) intelligenza e passione.
In barca, nel golfo di Ponte Tresa o lungo le sponde di Figino e di Magliaso, in decine e decine di uscite sull'arco di parecchi anni, ho imparato con Franco Chiesa non certo a pescare - poiché ciò non mi interessava più di quel tanto - ma a gustare l'oscurità, poi l'alba, quindi il sole. La magia del lago nelle sue limpide acque, le stelle che ti sono compagne fedeli, le anitre e i cigni che sono i veri padroni del Ceresio. Si è in sintonia con il Creato. Le montagne si riverberano nell'acqua. Il panorama sul Malcantone è grandioso, toccante, emozionante. E gli uccelli rallegrano questa pace lacustre.

Franco Chiesa - metodico fors'anche all'accesso (come ho imparato a conoscerlo) - si lasciava andare a raccontare i suoi anni giovanili, a parlare delle sue imprese di pesca con un altro grande pescatore di Caslano, Mario Bettosini, da cui aveva appreso l'arte di usare le reti. Parlava e canticchiava. Il cuore gli esplodeva di gioia - poiché per natura, era ottimista e sempre sorridente - mentre tirava in barca le reti: talora cariche di pesce, talvolta manomesse, tal' altra senza neppure una preda. Prendesse o no, era pervaso dalla soddisfazione - viva, palpitante, quasi commovente per chi sa captare questa «poesia» della pesca con reti negli attimi fuggenti del far giorno - nel tirare in secca pesci persici, lucioperca e boccaloni, ma anche il semplice, umile, persino bistrattato pesce bianco.

Ore indimenticabili, caro Franco Chiesa, soprattutto se penso che - al rientro in darsena - si ripeteva, secondo copione, un fatto straordinario, durato per anni e anni: distribuivi con magnanimità pane, granaglie e lo stesso pesce bianco a centinaia (non esagero) di volatili, di anitre, di cigni, di svassi, che attendevano - ogni giorno sulla riva del giardino di casa - la loro razione quotidiana. Erano momenti che facevano palpitare il cuore e destavano una commozione indescrivibile.

Avevo conosciuto Franco Chiesa agli inizi di questo decennio, quando aveva mosso i primi passi per creare il Museo della pesca a Caslano. Subito era nato, fra lui e me, un rapporto di forte amicizia. Un legame solido, rinsaldato negli anni, attraverso una vicendevole collaborazione. Lui - caparbio, tenace, vulcanico nelle idee e soprattutto nelle realizzazioni, ma anche schietto e sempre amabile nel carattere e nel modo di fare - pretendeva molto da tutti, me compreso. lo, in compenso, avevo la sua amicizia,. Ricevevo informazioni, foto, documenti per il mio lavoro, in particolare nell'allestimento dei due volumi “La pesca nel Cantone Tìcino” appena usciti e di cui andava fiero quanto l'autore. Così per lunghi anni. Senza sosta, rinsaldando un legame di affidabilità e di camerateria di cui ero fiero.

E si discorreva di quanto fare. Ancora poche sere fa, mi aveva accompagnato nell'archivio a Caslano che stava realizzando quale nuova, preziosa tappa nella crescita - inarrestabile - del suo museo. Già mi aveva buttato là, a più riprese, l'idea di ristrutturare la sala dedicata alle Peschiere della Tresa, chiedendo - anzi esigendo, ma era una richiesta che nient'affatto mi infastidiva - che lo aiutassi a fare ancora più bello il Museo della pesca. Questo museo, che è il suo testamento, è la sua più bella, simpatica, straordinaria attestazione di amore del Paese, di affetto per i pescatori, di servizio per la comunità, di contributo significativo alla cultura, alla conoscenza del passato, di rispetto per i documenti, di analisi dei fenomeni sociali che hanno coinvolto - lungo i secoli di storia - la gente dei nostri laghi, Ceresio compreso, e, dunque, intere generazioni, le quali un tempo traevano dal pesce sostentamento e sopravvivenza, mentre oggigiorno per fortuna la pesca è soltanto diletto, passatempo, colloquio diretto con la natura.

Ecco, Franco Chiesa a me, a molti (pescatori e non) ha insegnato che si deve amare l'ambiente, ha inculcato nel mio pensiero l'esigenza - irrinunciabile e , pertanto fondamentale - di tenerezza e predilezione che si deve ai valori naturalistici e culturali che il Creato propone per una serena ed armoniosa convivenza tra l'uomo e quanti gli stanno attorno.

Un Creato che necessita di essere vissuto e goduto con spirito gioioso e con la sacralità delle grandi cose.
Grazie, Franco Chiesa. E riposa in pace, nei laghi e i mari dell'eternità.

RAIMONDO LOCATELLI
Rivista di Lugano, gennaio 1998

Domenica 15 maggio, Giornata internazionale del Museo, il museo della pesca ha partecipato alla manifestazione p'ESCI in PIAZZA.
Durante tutta la giornata, bancarelle, attività ricreative in piazza e racconti al Museo della Pesca hanno allietato una bella giornata primaverile.
Visualizza le immagini della giornata.

Programma

  • 10:00 Gioco d’apertura con i vincitori del concorso di disegno delle scuole di Caslano
  • 11:00 - 15.30 Giochi in piazza e torneo con ricchi premi
  • 11:15 Aperitivo offerto
  • 12:00 - 14.00 Pranzo a tema nei tre ristoranti della piazza e snack alla buvette
  • Spettacolo Team Benefico
  • 16:00 Premiazione torneo a squadre
  • 16:15 Merenda offerta
  • 17:00 Chiusura della giornata

Con l’entrata in vigore delle nuove disposizioni federali in materia di protezione degli animali e di pesca esiste l’obbligo a livello nazionale, per chi intende andare a pesca, di frequentare uno specifico corso d’introduzione.

Lo scopo prefisso è quello di garantire che i pescatori abbiano acquisito le conoscenze di base necessarie per una pratica consapevole della pesca, nel pieno rispetto delle norme e dell’etica oltre che in funzione della pesca, anche in merito alle esigenze di tutela degli animali.

Il Cantone Ticino ha delegato tale compito alla Federazione Ticinese per l’Acquicoltura e la Pesca (FTAP) che da diversi anni, in stretta collaborazione con l’Ufficio cantonale della caccia e della pesca (UCP), organizza i corsi d’introduzione alla pesca.

Il successo d’iscrizioni è crescente, a riprova del largo e consolidato interesse che questo piacevole passatempo in mezzo alla natura suscita in ogni fascia d’età, compresi i giovanissimi.

Questo comunicato intende richiamare l’attenzione degli interessati, alfine di garantire un’ottimizzazione dell’organizzazione dei corsi ed evitare che, per carenza d’informazione, vi siano ancora dei pescatori che a stagione inoltrata, o peggio ancora quando non saranno più previsti dei corsi, si rendono conto di non poter staccare la patente di pesca perché non in regola con la partecipazione al corso.

Chi è tenuto a frequentare il corso?

  • coloro che intendono staccare per la prima volta una patente annuale di pesca in Ticino
  • coloro che non hanno staccato (dai 14 anni in su) una patente di pesca annuale in Ticino a partire dal 1992.


Queste disposizioni valgono a partire dall’anno del compimento del 14.o anno di età. I giovani fino all’anno di compimento del 13.o anno di età possono pescare senza staccare una licenza, ma devono richiedere gratuitamente presso la cancelleria comunale del proprio domicilio il libretto di statistica.

Nel 2012 i ragazzi a partire dalla classe 1998 hanno l’obbligo di frequenza del corso per poter staccare una patente annuale di pesca in Ticino.


La frequenza al corso ha per il Canton Ticino validità illimitata, nel senso che chi non dovesse staccare la patente per diversi anni, a differenza di quanto avviene per la caccia, non è obbligato alla ripetizione della prassi.

Da ottobre 2011 a giugno 2012 si terranno – presso il Centro di protezione civile a Rivera – i corsi d’introduzione alla pesca, con questa agenda:

Corso n.1, mercoledì 26 ottobre 2011 dalle ore 17.30 alle ore 23.00
Corso n.2, mercoledì 16 novembre 2011 dalle ore 17.30 alle ore 23.00
Corso n.3, sabato 3 dicembre 2011 dalle ore 08.45 alle ore 16.30
Corso n.4, sabato 21 gennaio 2012 dalle ore 08.45 alle ore 16.30.
Corso n.5, mercoledì 15 febbraio 2012 dalle ore 17.30 alle ore 23.00
Corso n.6, sabato 10 marzo 2012 dalle ore 08.45 alle ore 16.30 ( ragazzi )
Corso n.7, mercoledì 18 aprile 2012 dalle ore 17.30 alle ore 23.00
Corso n.8, sabato 12 maggio 2012 dalle ore 08.45 alle ore 16.30
Corso n.9, mercoledì 6 giugno 2012 dalle ore 17.30 alle ore 23.00


Il numero massimo di partecipanti per ciascun corso è fissato a 55.

L’iscrizione dovrà avvenire tramite un formulario ottenibile presso le cancellerie comunali, oppure nei negozi di pesca o ancora, sul sito della FTAP.

Questo documento è da compilare e da inviare alla Segreteria dei corsi:

Ezio Merlo
Corso S. Gottardo 54, 6830 Chiasso
E-Mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Info corsi: tel: 079 – 230 34 28 - dalle ore 16 alle ore 18.

Al ricevimento della conferma sulla data (prescelta o disponibile), il partecipante dovrà provvedere a versare la relativa tassa d’iscrizione:

  • CHF 20.- per i residenti nel Cantone Ticino
  • CHF 40.- per i non residenti

indipendentemente se ragazzi o adulti. La tassa verrà destinata al Fondo cantonale per la fauna ittica e la pesca.

L’iscrizione al corso prescelto sarà ritenuta valida solo all’avvenuto pagamento della tassa d’iscrizione, e questo al più tardi entro 10 giorni dalla data di inizio del corso. Il mancato pagamento entro tale termine comporta l’annullamento dell’iscrizione. Per il pagamento sarà inviato per posta al candidato un cedolino di versamento. Per fini di controllo, il pagamento dovrà essere effettuato singolarmente per ogni partecipante.
In caso di iscrizioni in esubero, la Direzione Corsi potrà proporre la partecipazione in altre date.

Ciascuno dei corsi è strutturato in modo tale da fornire un bagaglio essenziale d’informazioni che si ritiene indispensabile per poter esercitare correttamente la pesca.
Al termine sarà consegnato l’attestato di frequenza senza il quale nelle condizioni precedentemente indicate non è possibile richiedere la patente di pesca annuale nel Canton Ticino.

Sostanzialmente, sono previsti tre temi:

  • ecologia degli ambienti acquatici.
  • conoscenza di pesci e gamberi.
  • regolamentazione della pesca e comportamento del pescatore alla luce della nuova ordinanza federale sulla protezione degli animali.

Quest’ultimo argomento è l’oggetto della relazione del dott. Bruno Polli, ittiologo presso l’Ufficio cantonale caccia e pesca, mentre gli altri due argomenti vengono illustrati dalle biologhe Vanessa Vaio e Paola Jotti.
A conclusione del corso è possibile effettuare il test per l’ottenimento dell’attestato SaNa riconosciuto in tutti i Cantoni della Svizzera come pure in Austria e in Germania. Tale attestato abilita a staccare le patenti di pesca in ogni regione della Confederazione, mentre il documento di frequenza al corso (senza test finale) è sufficiente per conseguire l’abilitazione a staccare una patente annuale unicamente nel Cantone Ticino.

Iscrizione online al sito www.ftap.ch

Camorino, agosto 2011

Il Presidente della FTAP, dr. Urs Luechinger
Il Responsabile Corsi FTAP, Ezio Merlo

Intervento di Gabriele Gendotti, Consigliere di Stato e Direttore del DECS, Caslano, 3 giugno 2010

Stimato sindaco di Caslano Emilio Taiana,
cari presidente e conservatore del Museo del Malcantone Gianrico Corti e Bernardino Croci Maspoli,
caro direttore del Centro di dialettologia e di etnografia Franco Lurà,
gentili signore, egregi signori,
sono particolarmente lieto di essere stato invitato all’inaugurazione della nuova sede del Museo della Pesca di Caslano. Sono cioè soddisfatto nel vedere che il “Progetto Villa Carolina” è giunto in porto secondo programma, lottando abilmente per superare gli inevitabili scogli di ordine finanziario con i quali ogni progetto – volenti o nolenti – si deve confrontare.
Questo risultato positivo – è il caso di sottolinearlo – si deve essenzialmente al concorso di due componenti fondamentali: da una parte i promotori hanno dato prova di voler fare il passo secondo la gamba, ovvero hanno saputo ridimensionare l’impostazione iniziale, riducendo i costi preventivati; dall’altra il progetto ha beneficiato di un sostegno allargato che, in modi diversi, ha visto Comune, enti, associazioni e anche privati far convergere le forze per la sua realizzazione.
In questo contesto – mi sia concesso dirlo – anche il Cantone ha fatto la propria parte, unitamente al contributo supplementare e straordinario assicurato dal Fondo Lotteria intercantonale proprio per garantire una certa solidità finanziaria.
Tutto ciò ha consentito che si arrivasse alla giornata di oggi, all’inaugurazione festosa di un’infrastruttura che si propone di offrire al pubblico un ulteriore e concreto contributo alla salvaguardia e alla valorizzazione del patrimonio storico e culturale legato alla pratica della pesca nel nostro Cantone.
Con l’acquisto e la sistemazione – direi particolarmente riuscita – di Villa Carolina, l’Associazione Museo del Malcantone può finalmente disporre di una sede di sua proprietà, ubicata in modo da ottimizzare la visibilità e dotata di spazi adeguati all’attività scientifica e amministrativa che viene svolta.
Il Museo della Pesca conferma e rilancia pertanto il proprio legame con il territorio non solo a livello locale o regionale, ma dell’intero Cantone. Un territorio che vede nei laghi e nei fiumi i suoi attori principali e che permette di riscoprire e ripercorrere la storia della pesca in Ticino, quando questa attività rappresentava un’entrata importante per la sopravvivenza di molte famiglie, fino a diventare un’attività professionale per pochi e un gradevole passatempo per molti.
Dietro a questa lodevole iniziativa orientata alla conservazione della memoria, c’è la storia del Ticino, della sua gente umile che ha sopportato sacrifici che oggi, nella società dei consumi, non sono nemmeno lontanamente immaginabili. È anche la storia di chi ha saputo sviluppare, con pochissimi mezzi a disposizione, un notevole ingegno nello strappare all’acqua le sue prede. Vi si ritrovano tutti i trucchi del mestiere, l’abilità nel tessere e posizionare le reti, le tecniche di pesca, la preparazione delle esche migliori, la creatività per riuscire a tornare a casa con un pescato sufficiente.
D’altra parte anche da noi valeva il vecchio adagio cinese secondo cui “meglio dare una canna da pesca e insegnare a pescare piuttosto che regalare pesce”.
Come direttore del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport penso anche all’importante funzione didattica che il Museo della Pesca assume per le scolaresche che vi fanno visita, dischiudendo ad allieve ed allievi i segreti di un mondo sommerso cui non sempre si presta la dovuta attenzione, come è appunto la straordinaria varietà della nostra fauna ittica
Così come non può essere sottaciuto il richiamo turistico che un Museo della Pesca può esercitare sugli ospiti in visita o di passaggio in Ticino, sulle rive del Ceresio. Anche questo è un biglietto da visita per presentare le peculiarità di un Cantone che ha molte ricchezze di cui parlare.
A chi pensa ai musei come luoghi polverosi ed inutili, a chi li misura unicamente in termini di visitatori, a chi li snobba per quanto conservano ed espongono, il Museo della Pesca di Caslano risponde con una prova di vitalità e modernità delle sue proposte che – ne sono certo – saprà suscitare l’interesse e la curiosità della popolazione.
I promotori di questa iniziativa possono quindi essere giustamente orgogliosi del lavoro svolto. Anche per questa ragione li ringrazio di cuore per l’entusiasmo e la passione che hanno investito in questa impresa. È un nostro preciso compito custodire la nostra memoria storica per poterla rendere accessibile a chi non la conosce, anche perché – lo sappiamo bene – il futuro si può progettare e costruire solo conoscendo il bene passato.
Vi ringrazio per l’attenzione.

Gabriele Gendotti, Consigliere di Stato
Direttore del Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport
Repubblica e Cantone Ticino

Assemblea ordinaria per la discussione del consuntivo 2011: sabato 24 marzo 2012, 17.00, Museo della Pesca di Caslano.

Due riforme istituzionali hanno coinvolto direttamente anche il Museo del Malcantone. Due pluridecennali presenze territoriali sono state confrontate con la necessità di procedere ad un processo di fusione. Da un lato, Malcantone Turismo, che all’inizio del 2012 si è sciolto per confluire a livello distrettuale in un’unica organizzazione, il nuovo Ente turistico del Luganese. Dall’altro, a causa dell’implementazione anche in Ticino, come previsto da una legge federale, con l’istituzione dell’ Ente regionale di sviluppo del Luganese, la Regione Malcantone (organismo che riunisce tutti i comuni locali) ha dovuto interrogarsi su come procedere per mantenere una sua identità, ma soprattutto per dare continuità a quei servizi non assorbiti dalla nuova Azienda regionale di sviluppo.

Ebbene, se il Museo del Malcantone è nato, lo deve all’iniziativa dell’Ente turistico del Malcantone, che dopo aver acquistato e restaurato il vecchio edificio della Scuola maggiore di Curio, si è attivato per fondare la nostra Associazione, affidando a Giancarlo Zappa la concezione del Museo e assicurando un importante sussidio annuo, che ha consentito non solo di procedere, ma anche di affrontare singoli progetti. Dal 1985, anno di fondazione, il direttore dell’ETM Alfonso Passera siede nel nostro Comitato,  dove porta le sue capacità professionali e la sua carica di entusiasmo.

Inoltre, se la nuova sede del Museo della pesca è oggi una realtà, gran parte del progetto è stato seguito dalla Regione Malcantone ( in particolare da Marco Marcozzi, ora collaboratore dell’ERS-L), che ha pure assicurato finora compiti di amministrazione e segretariato.

È dunque comprensibile la nostra preoccupazione e l’estrema attenzione con la quale il Museo ha seguito l’evolversi della situazione. I segnali sono positivi, ma la prudenza è d’obbligo. Gli impegni finora assicurati dovrebbero essere ancorati. Inoltre è in atto un progetto di Fondazione Malcantone, che, assieme ad altri servizi ed iniziative locali, manterrebbe un occhio di riguardo alle attività espresse dal Museo nelle due sedi e nel territorio.

Alcune puntuali annotazioni.

La nuova sede di Caslano (Museo della pesca) ha vissuto il suo primo anno pieno, in riva al lago e inserita, con indubbio maggiore richiamo, nel percorso anche turistico che dal golfo raggiunge il Sassalto. Si è rivelata formula vincente e dinamica, accanto all’esposizione permanente, l’offerta della sala multiuso, modulabile anche per specifiche mostre d’arte, e della saletta per ricerche ed esperienze didattiche o per sedute di piccoli gruppi: lo testimonia l’incoraggiante numero di associazioni o enti che hanno scelto questa opportunità nel corso dell’anno trascorso.

La questione della salvaguardia e collocazione delle barche, ancora presenti sul sedime della vecchia sede, sono al vaglio con le autorità comunali di Caslano: l’intenzione è quella di radunarle, quale cornice, alla nuova sede di via Meriggi.
Da segnalare, tra le attività culturali, l’originale mostra Quarzo-Cerina su oggetti legati al mondo della pesca e del pesce, raccolti ogni dove e la mostra fotografica sul tema dell’acqua di Gilberto Luvini; altro richiamo particolare, la serata di letture del poeta e scrittore Alberto Nessi e la serata con documentario” Il racconto del pescatore”.

La sede di Curio ha proposto, con alcuni valori supplementari, la mostra su Oreste Gallacchi nella realtà del suo tempo: di grande rilievo la presentazione di Silvano Toppi all’inaugurazione del 27 marzo 2011.

A Curio si è anche potuto approntare un preventivo per i necessari e importanti lavori di manutenzione e di conservazione: la Fondazione, proprietaria dell’edificio, ha deciso di pianificare questo intervento, che prenderà avvio nel corso del 2012.
Sarà anche l’occasione per avviare un’ampia riflessione sull’impostazione futura per contenuti nuovi, accanto al centro di documentazione e di ricerca e allo spazio espositivo, della storica sede.

Nella primavera del 2011 si è costituito un gruppo “Finanze e marketing” allo scopo di individuare una migliore valorizzazione dell’offerta museale e di aumentare le entrate, acquisendo nuovi soci: impegno che ha dato alcuni frutti, ma che proseguirà maggiormente in futuro.

Come noto, ma ripetere giova, da alcuni anni sono attivi due siti ( curati da Roland Hochstrasser, nostro vicepresidente) : www.museodelmalcantone.ch  e www.museodellapesca.ch, oltre alla recente apparizione in facebook (quale ulteriore elemento di interattività). L’apprezzamento del pubblico è davvero notevole: anche il 2011 ha confermato la tendenza alla crescita dei flussi in transito. Due eloquenti dati: il sito del Museo del Malcantone ha totalizzato 53'961 visite ( le pagine interne consultate, 344'012).
Ancor di più, il Museo della pesca ha registrato 278'615 visite ( con ben 3'128'106 di pagine spulciate). Una diffusione rallegrante, che incoraggia di riflesso a mantenere il livello di qualità raggiunto, nonostante le risorse fatalmente restino affidate sempre ed unicamente alla preziosa attività del nostro conservatore Bernardino Croci Maspoli e di Maurizio Valente, curatore a Caslano, affiancati da pochi ma fedeli indispensabili volontari.

Gianrico Corti
Presidente del Museo del Malcantone

La piscicoltura di Pura fornisce Coop con le trote bio. Visita all’allevamento gestito, in seconda generazione, dalla famiglia Jäger.

La vecchia ruota ad acqua indica che qui tempo fa c’era un mulino. Poi, negli anni ’30, Manlio Contini e Rudolf Jäger hanno dato vita ad una piscicoltura. E oggi, la Magliasina in zona Magliaso, in questo suggestivo lembo di terra all’imbocco della valle per Pura e Novaggio, è risorsa fondamentale per uno dei dieci allevamenti di trote bio in Svizzera. All’inesperto in materia, il concetto bio in piscicoltura è da spiegare. Ma a occhio, nei mesi più caldi, osserverebbe subito una grande biodiversità tra rane, rospi, salamandre, libellule e altri insetti che popolano i dintorni delle vasche. E poi c’è quest’acqua di fiume così limpida, così zampillante.

«La Magliasina ha il vantaggio di essere già ben ossigenata; con le cascate lo è ancora di più per via del tutto naturale» spiega Rodolfo Jäger, piscicoltore della seconda generazione. Allora è vero che la trota vive solo in acque pulite? «Sì, è un animale sensibile all’inquinamento, tanto che anni fa veniva impiegata negli impianti di depurazione per mostrare la salubrità dell’acqua ottenuta».

«Produrre trote bio – prosegue Rodolfo Jäger – implica vasche naturali, ovvero fondali d’argilla, terra e sassi; ombreggiamento, affinché le trote si sentano più protette dai nemici, e mangime bio». E qui, interviene Oscar Gattoni, titolare dell’Aris Aquafood Sa, cui appartengono la piscicoltura di Pura e un’altra a Lostallo: «Provi a mangiare una trota bio e una convenzionale: la differenza di gusto è notevole. Sono riuscito a convincere anche gli amici più scettici».

Gattoni, che di mestiere è impresario, si è buttato un po’ per curiosità e un po’ per volontà imprenditoriale nella gestione della itticoltura, rilevando nel 2002 l’allevamento di Lostallo e, nel 2003, quello di Pura, facendo però capo all’esperienza dei fratelli Jäger, che alla fauna ittica hanno dedicato tutta la vita. Nel 2003, è stato anche risolto l’annoso problema degli aironi, abilissimi predatori di pesci e trasportatori di malattie, posando delle reti di protezione.

Quanto vive una trota d’allevamento che troviamo con circa 250 grammi in vendita al banco? «Un po’ più di un anno e mezzo, calcolato dalle uova, agli avannotti, fino agli adulti di una lunghezza di 25-30 centimetri». Le due aziende di Aris Acquafood oggi producono una sessantina di tonnellate di trote; tendenza nettamente al rialzo. Perché il bio, come conclude Rodolfo Jäger, è anche questo: «La trota è bio anche perché vive bene tutta una vita. Poi, finisce nel nostro piatto, e continua a fare bene».

www.naturaplan.ch
Cooperazione, 10.01.2012

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