In Ticino la pesca – nei laghi (al piano e di montagna) e lungo fiumi e torrenti – è sport popolarissimo, aperto a tutti, senza alcuna preclusione. È un attaccamento quasi morboso eppure vivacissimo e sano all’ambiente, essendo la pesca – da noi, purtroppo, ormai quasi esclusivamente sportiva o praticata da dilettanti – un importante, significativo capitolo dell’utilizzazione del tempo libero.

In passato invece, soprattutto la pesca di lago ha costituito una fonte di reddito non indifferente per molte famiglie, risultando così «incarnata» nella vita e nella memoria dei nostri avi e dei villaggi in riva al Ceresio e al Verbano. Un fenomeno di massa che, oggigiorno, appaga l’esigenza di evadere – nella maniera più piena ed assoluta, all’interno di un paesaggio ricco di verde, di silenzio, di tranquillità e di intense emozioni – di evadere, dicevo, dalla stressante realtà di tutti i giorni. Per abbandonarsi all’impatto, piacevole, con il bisogno dello svago, della distensione o più semplicemente del «dialogo» (immediato e franco) con l’habitat, il silenzio, l’acqua, oltre che ovviamente il desiderio (pur sempre legittimo) di qualche deliziosa trotella, oppure un guizzante pesce persico, un delicato salmerino, un... imponente luccio o una sgusciante anguilla.

Da qui la necessità di una struttura che sia non soltanto luogo di conservazione di una tradizione sociale e culturale, ma anche culla di un patrimonio da tramandare e fissare su memorie durevoli, sia sul piano della raccolta e della ricerca, sia su quello dell’archiviazione, sia soprattutto su quello della divulgazione scientifica e della sensibilizzazione sui temi dell’acqua e pertanto di tutti i corpi idrici. Lo aveva intuito già Arnoldo Bettelini (presidente dei pescatori luganesi) nel 1905, quando – in una conferenza nel salone Civico di Lugano – ebbe ad affermare che «il Museo del Ceresio può riescire di un grandissimo interesse pratico e scientifico» in funzione di un «razionale studio del nostro interessantissimo Ceresio sia scientificamente, sia nelle pratiche realizzazioni». Qualche anno più tardi Giovanni Anastasi auspicava di insediare in alcune sale del palazzo del Parco Civico il «Museo del Ceresio», osservando che – e cito – «Lugano farebbe opera bella, nobile e fors’anco rimuneratrice, ché l’acquicoltura, per i paesi che la sanno ben praticare, costituisce una poderosa risorsa economica».

Si è dovuto però aspettare quasi un secolo per dare piena soddisfazione a quell’augurio. Infatti, risalgono al 1990 i primi passi a favore del Museo della pesca che oggi abbiamo la soddisfazione di festeggiare per i suoi primi vent’anni. Franco Chiesa ne è stato il promotore e il fondatore. Era un pescatore appassionato e provetto. Ma se l’istinto lo spingeva alla cattura del pesce, la ragione lo portava a riflettere sulla pesca come tale e su come si era evoluta nel tempo. Da qui la sua tenace, testarda volontà di realizzare – grazie ad un gruppo promotore con Piercarlo Parini e Pietro Colombo, ai quali più tardi si sono associati Raffaele Vicari, Alfio Indemini e Antonio Signorini, Diana Sauer e Bernardino Croci-Maspoli – il Museo della pesca. L’idea, come ebbe a raccontarmi più volte, gli era venuta nel 1990, durante una passeggiata alla Torrazza di Caslano, osservando che in alcuni contenitori erano stati gettati attrezzi vari usati per la pesca di lago. Quel ritrovamento ha indotto Franco Chiesa a realizzare in via Campagna, a partire dal 1993 e in piena sintonia con il Museo regionale di Curio, un’istituzione vivace, documentata e variata, in cui egli ha saputo coniugare esperienza e cultura con la spontaneità dell’autodidatta di ingegno. Il suo sogno era di avere un giorno una collocazione stabile e ben più spaziosa nell’areale della vecchia fornace della Torrazza, sempre nel golfo di Caslano-Ponte Tresa. Ma la morte lo ha colto d’improvviso nel gennaio 1998, per cui quell’aspirazione non ha visto concretezza, tuttavia nel giugno 2010 vi è stata la festosa inaugurazione di Villa Carolina, in questa bella e moderna sede di un’esposizione permanente di cui si può certamente andar fieri per la presenza di uno straordinario campionario di documenti ed attrezzi, in una posizione privilegiata che conferma il legame con il territorio non solo a livello locale o regionale ma con l’intero Cantone.

Ho conosciuto Franco Chiesa: aveva la pesca nel cuore e nella mente. Gli sono stato amico per parecchi anni e mi ha seguito, da maestro, nel lungo periodo profuso nel realizzare i due volumi su «La pesca nel Cantone Ticino». In barca, nel golfo di Ponte Tresa o lungo le sponde di Figino e di Magliaso, in una moltitudine di uscite, ho imparato non certo a pescare – poiché ciò non mi interessava più di quel tanto – ma a gustare l’oscurità, poi l’alba e quindi i raggi del sole. La magìa del lago nelle sue limpide acque, le stelle che ti sono compagne fedeli, le anitre e i cigni che sono i veri padroni del Ceresio. Si è in piena sintonia con il Creato e le montagne si riverberano nell’acqua. Con un panorama sull’intero Malcantone da risultare sempre grandioso, toccante., emozionante. In quelle lunghe mattinate Franco Chiesa – metodico fors’anche all’eccesso, come ho imparato a conoscerlo – parlava delle sue imprese di pesca con un altro grande pescatore di Caslano, Mario Bettosini, da cui aveva appreso «l’arte» di usare le reti. Parlava e canticchiava. Il cuore gli esplodeva di gioia – dato che per natura era ottimista e sempre sorridente – mentre tirava in barca le reti: talora cariche di pesci (cominciavano a far l’apparizione i gardon), talvolta manomesse, tal’altra senza neppure una preda. Prendesse o no, era pervaso dalla soddisfazione – viva, palpitante, quasi commovente per chi sa captare questa «poesia» della pesca con reti negli attimi fuggenti del far giorno – nel tirare in secca pesci persici, sander, lucioperca, bottatrici o boccaloni, ma anche il semplice, umile, persino bistrattato pesce bianco. E ogni volta, al rientro nella sua darsena, si ripeteva un rituale straordinario, allorquando distribuiva sul greto del lago, nel suo giardino, pane, granaglie e lo stesso pesce bianco in pasto a centinaia (e non esagero) di volatili, di anitre, di cigni, di svassi che attendevano la loro razione quotidiana. Erano momenti che facevano palpitare il cuore e destavano una commozione indescrivibile.

Franco Chiesa era caparbio, tenace, vulcanico nelle idee e nelle realizzazioni, ma anche schietto e sempre amabile nel carattere e nel modo di fare; certo, pretendeva anche molto da tutti, anche dal sottoscritto. In compenso mi gratificava della sua amicizia e mi riforniva di informazioni, fotografie, documenti per il mio lavoro editoriale che ha appena avuto il tempo di sfogliare e, penso, di apprezzare. Il Museo della pesca è certamente il suo testamento, la sua più simpatica, straordinaria attestazione di amore al paese, di affetto per i pescatori, di servizio a beneficio della comunità, di contributo significativo alla cultura, alla conoscenza del passato, di rispetto per i documenti, di analisi dei fenomeni socio-economici che hanno coinvolto – lungo secoli di storia — la gente dei nostri laghi. Ha insegnato – a pescatori ma anche a semplici osservatori della natura o appassionati del mondo che ci circonda – che occorre amare l’ambiente, ha inculcato in molti di noi l’esigenza – irrinunciabile e pertanto fondamentale – di tenerezza e di predilezione che si deve ai valori naturalistici che il Creato propone per una serena ed armoniosa convivenza tra l’uomo e quanto gli sta attorno. Un Creato che necessita di essere vissuto e goduto con spirito gioioso e con la sacralità delle grandi cose. Pregnante oltre che ricca di umanità, pertanto, la lezione che Franco Chiesa – in quanto fondatore del Museo della pesca – ha lasciato in tutti noi.

Oggi, ricordando i due decenni di questa felice intuizione museale – affidata alle premurose cure del curatore Maurizio Valente, del conservatore Bernardino Croci Maspoli e del presidente Gianrico Corti, sempre in stretta sinergia con il Museo del Malcantone a Curio di cui è una sezione – ci sono motivi e ragioni a iosa per essere orgogliosi di questo singolare ed interessante spaccato tra passato e cultura, documentato da una ricca e per molti aspetti pregevole esposizione di attrezzature, di specie ittiche, di condizioni ambientali e di tradizioni volte ad illustrare in maniera accattivante la pescosità delle varie regioni del nostro Cantone. Ci dà una testimonianza della pesca di un tempo come fonte di reddito per tantissime famiglie e oggigiorno invece esercitata più che altro per divertimento o a scopo agonistico. Sempre e comunque, su laghi e fiumi, la pesca praticata con criteri e tecniche in continua evoluzione, in uno spirito di confronto fra uomo e natura, proponendo a getto continuo testimonianze e valori culturali, didattici, tecnici, sportivi e sociali.

In questo senso, mi piace pensare a questo Museo – come, in effetti, va sempre più profilandosi – quale prezioso contributo a favore di un’accresciuta conoscenza della pesca nella sua interezza, ma soprattutto nell’offrire al visitatore (a partire dalle scolaresche che dovrebbero farne una mèta prediletta) e allo studioso occasioni di conoscenza e di riflessione sui saperi e le espressioni di questo mondo per molti aspetti fantastico. Una sede espositiva in grado di proporre stimoli propositivi e concreti nell’intento di accrescere la stima, e quindi il rispetto, nei confronti di fauna ittica e flora delle nostre acque: l’ecologia nel senso più ampio e moderno del termine, entrando con slancio nel mondo dei laghi, nei segreti dei fiumi, nel silenzio  dei ruscelli, a contatto epidermico con il verde, la quiete, i colori e le forme del nostro habitat. Un mondo magico ed incantato, proprio come è la pesca.

Raimondo Locatelli

Sarà inaugurato il 27 marzo a Caslano quale sezione del Museo del Malcantone

Il primo ed unico Museo della pesca ticinese, con sede a Caslano, sarà inaugurato il prossimo 27 marzo. L'istituto è una sezione del Museo del Malcantone di Curio, la cui apertura annuale è invece fissata per il 3 aprile. Fra le novità spicca l'allestimento di una nuova sala, dedicata ai temi del mito e della religione.

Il Museo della pesca di Caslano, sezione di quello del Malcantone situato a Curio, rappresenta una vera e propria novità per il cantone ed è pure una rarità a livello svizzero. Grazie in particolare all'entusiasmo di Franco Chiesa, il gruppo promotore del museo ha raccolto centinaia di oggetti e di attrezzi che sono ora esposti nella sede di via Campagna, messa a disposizione dal Comune. In futuro il museo dovrebbe trovare una sistemazione definitiva nella vecchia fornace alla Torrazza. Nel frattempo però l'istituto è entrato a far parte integrante del Museo del Malcantone, grazie ad una modifica statuaria approvata lo scorso novembre. Il Museo della pesca presenta una ricca e documentata esposizione di attrezzature, specie, condizioni ambientali, documenti e tradizioni che illustrano la pescosità della regione.

A distanza di una settimana dall'inaugurazione del Museo della pesca, riaprirà i battenti anche il Museo del Malcantone, all'origine di un interesse e di un consenso crescenti, come testimoniano le numerose donazioni della popolazione. Alla partecipazione attiva dei suoi fruitori, l'istituto risponde con altrettanto entusiasmo. L'ultima proposta in ordine di tempo riguarda l'allestimento di una nuova sala espositiva, che sarà inaugurata il 3 aprile. Il tema prescelto è quello dei miti e della religione. Per il curatore, Giancarlo Zappa, religioni e miti rappresentano un elemento essenziale di ogni cultura, per cui la nuova sala completa in modo adeguato il panorama espositivo del museo. In questo spazio saranno presentate testimonianze (documenti e oggetti) relativi alla religiosità naturale ancestrale e al cristianesimo. In autunno è invece in programma un'importante mostra temporanea realizzata a partire dal materiale messo a disposizione dal dott. Prospero Loustalot, domiciliato a Basilea e attinente di Croglio. Attraverso opere d'arte e documenti sarà possibile riscoprire la personalità di Louis Loustalot, padre di Prospero. La mostra dedicata a Louis Loustalot, giunto a Castelrotto dalla Francia all'inizio di questo secolo, avrà carattere antologico. In futuro nuove esposizioni potrebbero scaturire dalla collaborazione del museo con altre famiglie malcantonesi, con cui sono già in corso trattative. Nel consuntivo 1992 dell'Associazione Museo del Malcantone, che sarà discusso nell'assemblea di sabato 6 marzo, si cita la collaborazione con la famiglia Righini di Tirano (originaria di Bedigliora), esempio di emigrazione malcantonese nel campo dell'arte. Saranno invece esposti al pubblico già a partire da quest'anno gli oggetti sui fornaciai provenienti dalla famiglia Andina di Curio, emigrata all'inizio del secolo a Bologna.

Durante il 1993 il museo intende inoltre proseguire l'attività di ricerca sull'emigrazione malcantonese a San Pietroburgo. Da segnalare, fra i progetti previsti in questo ambito, la realizzazione di due mostre in contemporanea: una su Domenico Trezzini a Lugano ed una sulle maestranze a Curio. Progetti sono allo studio anche per quel che concerne la costruzione di nuovi magazzini. Il Museo del Malcantone, come altri istituti analoghi, è infatti confrontato con problemi di spazio, sia per quel che concerne le esposizioni, sia per la conservazione e il restauro delle opere.


Stefania Hubmann, Corriere del Ticino, 24 febbraio 1993

Visitaci con la Ticino Discovery Card.

La Ticino Discovery Card è un titolo esclusivo, pratico e universale, che per 3 giorni permette di muoversi ad un prezzo veramente interessante con i mezzi di trasporto pubblici e turistici nelle zone urbane e nelle valli del Canton Ticino.

Una soluzione moderna e facile da usare, che consente di viaggiare gratuitamente e comodamente con il treno, il bus, l'autopostale la ferrovia a cremagliera, la funicolare, la funivia o il battello e di conoscere le bellezze del territorio. La carta permette pure l’accesso a diverse attrazioni, come la Swissminiatur e la Falconeria, senza dimenticare i musei e le piscine.

www.cartaturisticaticino.ch

Se oggi fosse il 1° di aprile qualcuno potrebbe nutrire qualche dubbio sulla notizia, ma la fonte è autorevole, l’agenzia di stampa Ansa. Ventidue pescatori comaschi hanno spiegato agli scienziati australiani le dinamiche dei vortici che fanno sussultare il cuore del Lago di Como. L’ateneo in questione è il Center for Water Research dell’Università dell’Australia Occidentale. Gli appassionati di lago ricorderanno che gli australiani collaborarono con il Centro Volta, il Cnr e altri enti per il famoso progetto Pumping System del 2005. Quelle ventole che dovevano consentirci di fare il bagno nel lago, anche nel primo bacino, prima dall’estate 2009, poi dall’estate 2010... Il progetto - che prevedeva l’utilizzo di un sistema di miscelazione per ridurre il tempo di ricambio delle acque superficiali del lago sospingendole intorno a 15-20 metri di profondità, limitando in questo modo la presenza di alghe e batteri fecali provenienti dagli scarichi urbani, problema principale, ma non unico tra quelli che compromette la qualità delle acque del Lario nei dintorni di Como - diede in realtà buoni risultati, ma, come spesso accade, dopo il primo step non si trovarono fondi per proseguire. Gli australiani avevano realizzato anche una stazione flottante per la misurazione in tempo reale dei parametri meteorologici e del profilo termico lacustre, che venivano poi trasmessi in tempo reale alla stazione a terra.
Ma torniamo ai nostri 22 pescatori. Le reti da pesca, in particolare quelle pendenti e le ontane, utilizzate da sempre sul lago per la pesca di agoni e coregoni, che si possono estendere per chilometri e sono profonde dai 6 ai 10 metri, sono delle perfette rilevatrici di gorghi e correnti. «A seconda di come si spostano in acqua - spiega Gianni Tartari, esperto dell’Istituto di ricerca sulle acque (Irsa) del Cnr di Brugherio, in Brianza - è possibile capire tutte le forze che generano i vortici».
«Sono molti i fattori che concorrono alla formazione dei vortici nel lago - aggiunge Tartari - Bisogna considerare i venti, la stratificazione delle acque a seconda della temperatura, lo spostamento delle masse d’acqua per l’azione dei fiumi e poi la forza di Coriolis generata dalla rotazione della Terra, che spinge l’acqua verso Ovest». Una dinamica che fatica ad essere descritta dagli strumenti scientifici, ma che ben viene rappresentata nel movimento delle reti.
I ricercatori australiani, combinando i dati registrati dalle stazioni di monitoraggio del lago con i racconti dei pescatori, sono riusciti a verificare l’esattezza dei modelli matematici elaborati per spiegare la nascita dei vortici. A chi giova tutto ciò? viene da chiedersi. Innanzitutto agli stessi pescatori che possono scegliere le zone di “caccia” più idonee, ma possono essere d’aiuto anche in caso di disastro ecologico, durante uno sversamento di greggio o di gasolio, ad esempio «per prevedere l’espansione dell’inquinamento o tenere sotto controllo la fioritura dei cianobatteri che rende l’acqua non balneabile», conclude Tartari. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista dell’Accademia americana delle scienze “Pnas”.

Paolo Annoni
Martedì 10 Aprile 2012
www.corrierecomo.it

Contributions of local knowledge to the physical limnology of Lake Como, Italy

Abstract

This article shows how local knowledge may be valuably integrated into a scientific approach in the study of large and complex hydrological systems where data collection at high resolution is a challenge. This claim is supported through a study of the hydrodynamics of a large lake where qualitative data collected from professional fishers was combined with theory to develop a hypothesis that was then verified by numerical modeling. First the fishermen’s narratives were found to describe with accuracy internal wave motions that were evident in water column temperature records, which revealed their practical knowledge of the lake’s hydrodynamics. Second, local knowledge accounts emphasized the recurrent formation of mesoscale gyres and return flows in certain zones of the lake in stratified conditions, which did not appear in the physical data because of limitations of sampling resolution. We hypothesized that these features developed predominantly because of the interaction of wind-driven internal motions with the lake’s bathymetry, and the Earth’s rotation in the widest areas of the basin. Numerical simulation results corroborated the fishers’ descriptions of the flow paths and supported the hypothesis about their formation. We conclude that the collaboration between scientific and local knowledge groups, although an unusual approach for a physical discipline of the geosciences, is worth exploring in the pursuit of a more comprehensive understanding of complex geophysical systems such as large lakes.

www.pnas.org

Il 5 ottobre 2013 il museo della pesca parteciperà alla giornata che si terrà a Faido (Leventina), organizzata in occasione del rilascio delle trote di ruscello nel tratto rivitalizzato del Fiume Ticino.

Scopri la Trota di ruscello Salmo trutta f. fario (Linneo, 1758), nel giorno del rilascio nel tratto rivitalizzato del Fiume Ticino.

9:30 e 10:00 Segheria: partenze percorso didattico a tappe

  • vita della trota di ruscello: Ufficio Caccia e Pesca;
  • rampa a blocchi e rivitalizzazione: Consorzio Arginature Media Leventina, Cooperativa Elettrica di Faido, Ufficio Corsi d’Acqua;
  • rilascio degli esemplari di trota di ruscello: Società di Pesca “La Leventinese”;
  • laboratorio di salatura dell’acciuga: Lab. Ter. Parco di Portofino.

12:30 Castelletto di Faido: pranzo

  • Trota al cartoccio e patate (15 CHF, bibite escluse): Pro Faido e Pro Carì
  • PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA ENTRO GIOVEDÌ 3 OTTOBRE (077 481 50 17)
  • Dalle 14:30 Segheria e Castelletto: attività didattiche

Nel pomeriggio sarà in attività la segheria patriziale; l’artigiano di Osco, Elvezio Crivelli, realizza il cesto del pescatore; le guide del Parco di Portofino e Acquario di Genova sensibilizzano al consumo consapevole delle risorse ittiche; i primi 25 studenti delle scuole elementari che si prenotano, partecipano al laboratorio “Animatura spedizione Fiume” di Pro Natura; il Museo della Pesca di Caslano sarà presente con una postazione informativa.

Animazione didattica realizzata nel 2011-2012. Accedi alla homepage per visualizzare i programmi attuali!

L’attività didattica si svolge presso il Museo della pesca di Caslano, l’accoglienza e la parte introduttiva si attueranno nell’aula didattica dove verranno utilizzati power point e video per permettere ai ragazzi di formulare loro le prime ipotesi relative all’oggetto dell’approfondimento.

Sarà allestito un laboratorio corredato di microscopi e stereoscopi per lo svolgimento delle attività pratiche. Tale fase, che seguirà quella teorica di presentazione del tema di approfondimento, si compone di due momenti: l’esperienza diretta su campo grazie alla quale i partecipanti si avvicineranno all’ambiente di studio per effettuare campionamenti e osservazioni dirette, la fase di laboratorio, in cui è previsto l’utilizzo di strumentazione per l’osservazione dei materiali raccolti.

Lo scopo di questa attività didattica è quello di aiutare i ragazzi a diventare fruitori consapevoli del territorio in cui vivono, in particolare dell’ambiente lago,ad entrare in contatto con la natura, conoscerla e capirla, e a cogliere gli aspetti storico etnografici del territorio.


Scarica flyer

 

Tags:

Cerca nel sito

Orari e prezzi

Aperto dal marzo al ottobre. Orario: martedi, giovedi e domenica, 14.00-17.00; luglio e agosto dalle 16.00-19.00
Maggiori dettagli

32 laghetti

Sostieni il museo

Qualsiasi cifra è benvenuta, Grazie di cuore!



Musei etnografici

Free Joomla! template by L.THEME