Il museo della pesca: una realtà regionale importante

La nascita e lo sviluppo del museo

Il Museo della pesca, sezione esterna del Museo del Malcantone, si trova a Caslano. Inaugurato nel 1993, ha occupato gli spazi ricavati in una villetta attorniata da un parco, proprietà del comune di Caslano. L’iniziativa è nata grazie al lavoro di Franco Chiesa e alla collaborazione di Pietro Colombo e Piercarlo Parini.

In questi primi anni di attività il museo si è sviluppato costantemente: nuove sale e nuovi materiali lo hanno arricchito di anno in anno grazie alla disponibilità del Comune di Caslano, dell’Ente turistico del Malcantone e di molti sostenitori e donatori. Il museo è gestito dall’Associazione del Museo del Malcantone, società che si propone di salvaguardare, raccogliere, riunire e valorizzare, quanto ancora rimane del patrimonio storico e culturale della regione del Malcantone. L’Associazione, che conta circa 700 membri e 300 Amici del Museo della Pesca, permette nel caso specifico della sede di Caslano di preservare e valorizzare le tradizioni e le tecniche legate al mondo della pesca tradizionale per la regione.

Attualmente il museo conta circa 5’000 visitatori all’anno. Una parte importante è costituita da classi scolastiche, gruppi di anziani e gruppi di turisti confederati per un totale di circa 70 gruppi per stagione.

Unico nel suo genere

Il contesto nazionale in cui si inserisce l’offerta del Museo della Pesca di Caslano è caratterizzato da un’assenza quasi totale di musei che trattano il tema della pesca. Solo alcune piccole realtà museali si occupano di questo tema.

Il Museo della pesca di Caslano dispone pertanto dell’esposizione più ricca ed interessante a livello nazionale. La valenza del museo è comprovata dall’alta percentuale di confederati che si riscontra tra i visitatori (50%). Anche nella vicina Italia l’offerta espositiva è limitata. Per trovare un museo analogo è infatti necessario andare fino al Museo del Mare di Genova o al Museo della Pesca del lago Trasimeno.

La nuova sede

Avviata nel 2009, l’opera di ristrutturazione che ha permesso il recupero degli spazi si divide in due interventi distinti. Il primo ha agito sulla parte “nuova” dell’edificio, da dove sono stati ricavati, in modo estremamente sobrio, due grandi locali espositivi sovrapposti. La costruzione ex novo del padiglione ha permesso di avere subito a disposizione una struttura funzionale, priva di ostacoli architettonici e di sicuro richiamo.

Il secondo intervento si è concentrato sulla parte “vecchia” della proprietà, composta essenzialmente dall’edificio originale di Villa Carolina. In questo caso i lavori hanno permesso essenzialmente il consolidamento delle strutture e il recupero di alcuni spazi collegati al corpo principale del museo.

I lavori si sono conclusi nel novembre 2009. Nel corso del mese di dicembre si è potuto procedere al trasloco delle collezioni, grazie al supporto e al lavoro della protezione civile Lugano Campagna. Felix Burkard, allestitore apprezzato e di grande esperienza, ha infine condotto i lavori che hanno permesso di realizzare il nuovo allestimento del percorso espositivo.

L’inaugurazione di Villa Carolina

Il 3 giugno 2010 si è tenuta l’inaugurazione ufficiale della nuova sede del Museo della Pesca. Alla manifestazione hanno partecipato diverse centinaia di simpatizzanti, che hanno potuto rinfrescarsi con specialità di lago. Nella parte ufficiale hanno preso la preso la parola il presidente del Museo del Malcantone Gianrico Corti, il sindaco di Caslano Emilio Taiana, il conservatore del museo del Malcantone Bernardino Croci-Maspoli, il direttore del Centro di dialettologia e di etnografia Franco Lurà e il direttore del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport Gabriele Gendotti.

Nella nuova struttura il visitatore accede a spazi più funzionali ed aperti, che rendono la visita più piacevole. L’aumento di superficie dell’intero complesso edificato è notevole: si passa dai 360 m2 della vecchia sede ai 680 m2 disponibili a Villa Carolina.

La filosofia che detta la nuova organizzazione degli spazi espositivi non è quella di cercare unicamente un ricollocamento degli elementi e dei contenuti della vecchia esposizione. Si tratta piuttosto di proporre un allestimento che si sviluppa facendo tesoro dell’esperienza accumulata in questi anni di attività.

Al piano terra si trovano una sala multimediale e una salal dedicata alle esposizioni temporanee, spazi polivalenti che possono essere affittati anche da enti o privati cittadini.

Nel grande ambiente al primo piano, una barca da pesca completamente attrezzata costituisce il centro visivo dell’esposizione, attorno al quale ruota il percorso tematico principale, dedicato ai pesci, al loro ambiente e alle tecniche di pesca tradizionali. Si prosegue poi in locali ricavati dalla parte vecchia dell’edificio, dove si trattano le tematiche della pesca sportiva, della pesca a mosca e delle peschiere per le anguille sul fiume Tresa.

Completano l’offerta una ricca biblioteca specializzata e un gradevole ambiente di lettura. Alcune postazioni multimediali mettono a disposizione una selezione di materiali audio e video dedicati alla pesca. Un’attenzione particolare è riservata ai giovani in età scolastica, ai quali viene proposto un apposito spazio didattico dove approfondire in modo sperimentale le conoscenze sull’ambiente ittico.

Rispetto alla vecchia sede, il nuovo percorso permette di migliorare l’aspetto naturalistico della pesca, offrendo di conseguenza una visione più completa. L’aumento di superficie permette inoltre di sviluppare meglio l’aspetto più affascinante e specifico del Museo della pesca di Caslano: la pesca con le reti. In linea con la vocazione etnografica del museo, questo tema ricorda come il lago, oggi percepito solo come supporto per le attività di svago, era in passato un importante mezzo di sostentamento e di trasporto per le comunità insubriche.

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