La rapida diffusione della fotografia

Chi avesse detto, or sono parecchi lustri, che la scienza pervenuta sarebbe a così alto grado da rendere permanenti le immagini dei oggetti conservandoci per esempio con scrupolosa esattezza le impressioni fuggevoli di una burrasca, di un incendio, di una eruzione vulcanica, di una battaglia o quelle di un'eclisse non sarebbe al certo sfuggito allo scherno pubblico. (...) Chi sa dire quali progressi nel corso di un paio di secoli avrà fatto la fotografia od a quali sorprendenti scoperte avrà ella dato origine e quali applicazioni a pro dell'arte delle scienze e dell'umanità ne saranno l'immediata conseguenza! Chi può frappor limiti al cammino delle scienze? (Lavizzari Luigi, « I sensi e altre facoltà dell’uomo in confronto con quelle degli animali, Letture istruttive ad uso delle scuole e del popolo, manoscritto », [s. d.])

Il brano di Luigi Lavizzari è riferito alla presentazione ufficiale del procedimento fotografico di Joseph Nicéphore Niépce (1765-1833) e Louis Jacques Mandé Daguerre (1787-1851) a Parigi, il 7 gennaio 1839, al quale Lavizzari, allora studente alla Sorbona, presenziò. I due francesi illustrarono il procedimento della dagherrotipia, una tecnica che permetteva di produrre dei positivi non replicabili ottenuti dopo l‘esposizione della lastra in camera oscura.

La Gazzetta Ticinese del 6 settembre 1839 descrisse la relazione esposta a Parigi segnalando il grande interesse suscitato da queste tecniche. Come riportò il quotidiano “benchè la sessione non dovesse cominciare se non a tre ore, fino da un’ora dopo mezzodì il pubblico aveva invaso tutto lo spazio a lui riserbato e più che duecento persone erano raccolte nel cortile del palazzo dell’Istituto” (Gazzetta Ticinese, 6 settembre 1839).

Negli anni seguenti Niépce, Daguerre, Goddard, Bayard, Fox-Talbot, Herschel, Le Gray, Bingham, Scott-Archer e altri ricercatori affinarono le tecniche e i procedimenti fotografici, rendendoli più rapidi, duraturi e capaci di produrre delle copie.

Questa rapida evoluzione tecnologica favorì la diffusione della fotografia non solo nei campi scientifici, ma anche nella società: la fotografia si è “rapidamente introdotta nella pratica e non v'è arte, non v'è mestiere, non v'è insomma manifestazione dell'umana attività dive essa non porti un ajuto sommamente utile ed efficace” (Vogel Hermann Wilhelm, Gli effetti chimici della luce e la fotografia nelle loro applicazioni, Fratelli Dumolard, 1876).

I pionieri della fotografia a Sud delle Alpi

I primi dagherrotipi che ritraggono la Svizzera italiana sono da attribuire a fotografi itineranti, che percorsero il continente dopo la presentazione di Daguerre e Niépce cercando di trarre vantaggio per primi da questa scoperta. Inizialmente parificati a veri e propri artisti, lasciarono numerose tracce della loro presenza grazie alle notizie artistiche pubblicate nei quotidiani regionali.

Nel 1852 apparve il primo annuncio pubblicitario sui quotidiani ticinesi promosso da F. Schneider “Daguerrotipista e Fotografo, di Ehrenstasten (nel granducato di Baden) in occasione di un suo viaggio a Milano si fermerà per alcuni giorni in Locarno onde far ritratti con un metodo tutto affatto nuovo e da lui stesso ritrovato” (La Democrazia, 25 settembre 1852).

Oltre ai fotografi ambulanti, già negli anni Cinquanta dell’Ottocento vi furono residenti che si cimentarono con questo mestiere pionieristico, facendo della dagherrotipia un’attività accessoria. È il caso dello scultore Antonio Rossi di Arzo, il primo a lanciarsi ufficialmente in questo settore, che aprì nel 1841 a Locarno il primo gabinetto fotografico per dagherrotipi del Cantone.

Anche in questo settore artistico, si manifestano dinamiche sociali legate ai fenomeni migratori tipici dell'epoca. Fotografi ambulanti, fotografi ticinesi attivi sul territorio del cantone, fotografi ticinesi emigrati all'estero, ma anche fotografi tedeschi e svizzero-tedeschi attivi stabilmente al Sud delle Alpi. Senza dimenticare, soprattutto nei primi anni del Novecento, l'apporto occasionale dei turisti-fotografi, che forniscono materiali interessanti seppur di difficile reperimento.

La raccolta e la conservazione dei materiali fotografici

La fotografia è stata un fenomeno che nella Svizzera italiana si è sviluppato rapidamente, determinando una produzione di documentazione importante e variegata. Poco più di un secolo dopo, di quella produzione rimane soltanto una parte minima. Un numero elevato di fotografi ottocenteschi hanno lasciato solo tracce sparse della loro opera, complice il degrado e l’incuria che hanno comportato la dispersione o nei peggiori dei casi la distruzione integrale dei fondi.

Diverse istituzioni pubbliche e private sono impegnate su questo fronte, raccogliendo i materiali e sostenendo la loro conservazione e valorizzazione. Nel documento allegato sono elencati i fotografi che hanno lavorato o documentato il territorio ticinese a cavallo tra Ottocento e primo Novecento. Si tratta di un elenco incompiuto, che ha lo scopo di stabilire una visione d’insieme sulla produzione fotografica dell’epoca.

Alcuni esempi

  • Agostino Fasciati alias Fulvio Reto (1864-1942): Nato a Soglio in Val Bregaglia, fu insegnante e militante socialista. Esercitò dagli anni Venti del Novecento, dedicandosi alla produzione di cartoline (Roth, “Agostino Fasciati, Alias Fulvio Reto”, Quaderni grigionitaliani, 78, 2009).
  • Angelo Monotti (1835-1915): Emigrato in Toscana, aprì a Livorno il suo primo studio fotografico. Tornato nel suo paese d’origine, Cavigliano, aprì un salone nel 1874 e successivamente un negozio fotografico a Locarno (Gazzetta Ticinese, 26 novembre 1859).
  • Antonio Balconi (1871-): Attivo a Lugano a partire dagli anni Novanta dell’Ottocento fino al 1914: “Grande novità fotografica Il fotografo Balconi, via alla Cattedrale (San Lorenzo), Lugano, rende noto alla sua clientela che oltre a tutte le moderne specialità, dispone d'un nuovo sistema di sua propria invenzione, onde potere fornire nello spazio di un quarto d'ora una fotografia molto accurata su carta” (Corriere del Ticino, 18 maggio 1899). Cedette lo studio al fotografo C. Frossard (Corriere del Ticino, 4 luglio 1914).
  • Carlo Ponti (1823–1893): Nato a Sagno, emigrò a Venezia in Riva degli Schiavoni, dove si dedicò alla fotografia e all’ottica a partire dagli anni Quaranta dell’Ottocento. Nel 1860 inventò l'aletoscopio e il megaletoscopio, invenzione che gli valse una medaglia all'Esposizione di Londra del 1862 (Gazzetta Ticinese, 18 novembre 1893. Corriere del Ticino, 18 novembre 1893. Carlo Ponti: un magicien de l’image : exposition au Musée suisse de l’appareil photographique, Vevey : du 31 octobre 1996 au 2 février 1997 : Vevey, 1996).
  • Carlo Salvioni (1826-1902): Nel 1863 Inaugurò a Bellinzona la " Fotografia e stereoscopia della Svizzera italiana. Sotto questo titolo il sottoscritto ha aperto un gabinetto fotografico e sterioscopico alla portata del giorno. Nessuno fino ad ora si è seriamente occupato di questa scienza nel civile Ticino, abbenchè il bisogno si faccia sentire ogni di più forte. Egli è perciò che il sottoscritto ha creduto di riempire una lacuna per lo meno imperiosa in un paese eminentemente artistico quale è il nostro, aprendo un gabinetto al culto di tali arti che seppero costringere la natura ad imitare se stessa. Biglietti di visita in ogni maniera, ritratti e gruppi fino alla grandezza dell'intiera placca, vedute di paesaggi, edilizi, panorami, statue, bassi rilievi, riproduzioni di quadri in ogni maniera, tutto insomma che la natura produce o l'arte, si vedrà riprodotto nel gabinetto a richiesta de' sig.ri committenti per opera di abilissimo artista col sussidio delle macchine più perfezionate e secondo i processi migliori e più moderni. A tutto ciò si aggiunga la modicità dei prezzi che si è prefisso di adottare, e così il sottoscritto confida che anche in quest'impresa sarà onorato di generosi comandi. Bellinzona li 6 febbraio 1865. C. Salvioni, Negoziante e libraio in Bellinzona” (Gazzetta Ticinese, 18 marzo 1865. Gazzetta Ticinese, 30 gennaio 1875).
  • Francesco Martinetti: Nel 1875 pubblicò un Avviso Fotografico in cui segnalava che “Fra pochi giorni verrà aperto, vicino alla vecchia Dogana in Bellinzona, uno Stabilimento fotografico con galleria a vetri secondo le norme più perfezionate per la buona riuscita dei ritratti e gruppi” (Gazzetta Ticinese, 12 aprile 1875). Si tratta di uno dei primi fotografi attivi nel Bellinzonese.
  • Giovanni Battista JB Monaco (1856-1938): Nato a Verscio, emigrò come i fratelli in America, dove si affermarono come pionieri della fotografia. Nel 1888 i fratelli Louis e Giovanni Battista traslocarono a San Francisco aprendo il loro primo studio fotografico in Market Street. Alla morte del fratello, J.B. trasferì lo studio a North Beach, dove la sua reputazione di fotografo crebbe ulteriormente. Oltre ai ritratti in studio, documentò anche i grandi cambiamenti vissuti dalla città. Di particolare interesse sono gli scatti eseguiti in occasione del terremoto e del successivo incendio del 1906 o le fotografie scattate in occasione della fiera mondiale del 1915 (The focus, San Francisco, Hirsch & Kaye, 1938 (2); Dillon Richard H., Davis Lynn L., North Beach: the Italian heart of San Francisco, Novato, CA, Presidio Press, 1985. « J.B. Monaco », http://www.jbmonaco.com, consultato il 26 maggio 2014).
  • Giovanni Pedretti: Fotografo di Pollegio attivo verso la fine dell'Ottocento con la "Fotografia artistica della Svizzera italiana": in un annuncio pubblicitario apparso sulla Gazzetta Ticinese del9 maggio 1876 segnalava che “per causa di avanzata età, cederebbe a condizioni vantaggiosissime obbiettivi e materiale componente uno studio di fotografia, principalmente disposto pei lavori in viaggio, sia per ritratti, paesaggi, monumenti e riproduzione qualsiasi, con laboratorio di campagna, potendo lavorare con lastre secche od umide di 27+33, l’unico modello esistente, offrendo economia, semplicità e leggierezza, potendo riporvi la camera nera universale”. Sempre nel 1876 aprì l’insegna “Fotografia Leventinese" ad Airolo, “avendo troncato qualunque comunanza col sig. L. Brunel” (Gazzetta Ticinese, 6 ottobre 1876). Negli anni Ottanta Pedretti aprì un Laboratorio succursale a Faido, nel 1891 annunciò “che ha traslocato il suo domicilio da Lugano a Bellinzona” (Gazzetta Ticinese, 5 ottobre 1880. Il dovere, 1 giugno 1887. Gazzetta Ticinese, 30 dicembre 1891. Il Dovere, 2 gennaio 1892).
  • Ivan/Jean/Giovanni Bianchi (1811-1893): Originario di Arogno, fu un pioniere della fotografia in Russia. Emigrato a Mosca nel 1821 studiò all’Istituto di Pittura e Scultura. Dal 1852 al 1884 fu attivo a San Pietroburgo, documentando i grandi cambiamenti vissuti dalla città sulla Neva. Nel 1884 rientrò a Lugano (http://www.ilrivellino.ch/artgallery/archivio-ivan-bianchi/).
  • Sesto Tommasi: Fotografo attivo negli anni Settanta dell'Ottocento a Lugano con l'insegna Fotografia Milanese, in Piazza Castello a Lugano: “Il sottoscritto si fa un dovere di avvisare questa Cittadinanza che col giorno 15 del venturo mese di febbraio aprirà in Lugano un grandioso Stabilimento fotografico, con assortimento completo di Macchine perfezionate secondo i più recenti sistemi d'invenzione che gli permettono di eseguire: Qualunque sorta di ritratti, dalle più piccole dimensioni alla grandezza naturale; Gruppi e riproduzioni di oggetti d'arte, di fotografie e di stampe antiche e moderne; Miniature e ritratti per medaglioni e gioielli e qualunque altro lavoro fotografico. Le commissioni saranno eseguite colla massima sollecitudine e a prezzi moderati. Pei gruppi di Collegi, Società ecc. e pei ritratti di intere famiglie verrà accordata una grande facilitazione di prezzo. Nella stagione invernale lo Stabilimento resterà aperto tutti i giorni dalle ore 9 ant. alle 4 pom” (Gazzetta Ticinese, 23 gennaio 1875. Gazzetta Ticinese, 30 novembre 1877).

 


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Il 10 ottobre 2015 si terrà lo spettacolo teatrale prodotto dalla Compagnia Grande Giro, alle ore 16.00, 17.00 e 18.00 presso il Museo della Pesca di Caslano.

Dal 1993 il Museo della Pesca, situato sulle rive del lago Ceresio a Caslano, si impegna per conservare e valorizzare il patrimonio etnografico relativo alla pesca nella regione dei laghi insubrici.

Per questa data Memorie Future pescherà nella storie del lago Ceresio: le attività umane, le testimonianze di persone di ieri e di oggi e le vicende di un luogo suggestivo e ricco di fascino.

entrata ad offerta libera
spettacolo e aperitivo finale

Memorie future

Un progetto teatrale site-specific che attraversa il Ticino in singole tappe. Ogni evento è unico e viene creato esclusivamente per il luogo che lo ospita durante una fase creativa di una settimana. Gli spettacoli sono itineranti e s'inseriscono nel contesto paesaggistico e architettonico. Gli spettatori vengono accompagnati attraverso un fil-rouge che unisce interviste, ricerca sul campo, fatti di cronaca e leggende, restituite in maniera scenica attraverso la parola, il movimento, la danza, il canto e la musica.

Creazione e messa in scena:
Lea Lechler
Valentina Bianda
Daniele Bianco

Costumi: Simona Costa
Grafica: Vera Bianda
Collage: Gabriel Stöckli

Con il sostegno di:
Coop Cultura
Ernst Göhner Stiftung
Jürg-George Bürki Stiftung
Schweizerische-Interpretenstiftung

Comune Caslano
Pro Caslano
Banca Raiffaisen del Malcantone
Albergo Fonte dei Fiori

www.grandegiro.net

La tradizionale pesca col cavallo dei gamberetti sulle spiaggie di Oostduinkerke (Belgio).

La pesca dei gamberetti a cavallo è un mestiere tradizionale, svolto in armonia con la natura, che richiede una buona conoscenza del mare e della costa, nonché un elevato grado di fiducia e di rispetto per il cavallo. Due volte la settimana, dalla primavera all’autunno, i pescatori vanno per mare, insieme con i loro cavalli e le loro reti. La pesca dura circa tre ore, un'ora e mezza prima e un’ora e mezza dopo la bassa marea. Essa si svolge in acque basse con il mare calmo e su una costa pianeggiante. Questo è infatti l'habitat ideale per gli squisiti gamberetti grigi, Crangon crangon.

Il cavallo, con in sella il pescatore, si inoltra in acqua fino al petto e cammina seguendo una linea parallela alla costa, tirando una rete a forma di imbuto che due assi di legno tengono aperta. Una  catena tesa all’imboccatura della rete smuove la sabbia per creare le vibrazioni che fanno saltare i gamberetti nella trappola. La rete (7 x 10 metri) richiede un enorme sforzo di trazione, che solo i potenti cavalli da tiro del Brabante sono in grado di fornire.

Ogni mezz'ora, la pesca viene interrotta per tornare alla spiaggia, dove la rete è svuotata e il pescato setacciato. I pescatori versano il bottino nelle ceste fissate ai fianchi del cavallo. Più tardi, i gamberetti saranno cotti in acqua.

La pesca dei gamberetti a cavallo viene fatta sulle spiaggie di Oostduinkerke, località balneare che fa parte del comune di Koksijde.

Questo mestiere tradizionale è perpetuato dalle famiglie di pescatori di gamberetti e, per estensione, dalla comunità di Oostduinkerke Koksijde, che attribuisce molto valore all'esistenza di questa tradizione, in quanto patrimonio culturale di grande importanza per la loro identità. Si tratta inoltre di un ottimo esempio di interazione dinamica e sostenibile con la natura e la cultura che si tramanda di generazione in generazione.

Nel 2013 è stata inserita dall’UNESCO nell’elenco del Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità.

Fotografie di Alessandro Vecchi (Roma)
Mostra allestita in collaborazione con il NAVIGO-Nationaal Visserijmuseum Oostduinkerke
Apertura: martedì, giovedì e domenica dalle 14 alle 17 (luglio e agosto dalle 16 alle 19)
La mostra chiuderà il 31 ottobre.

Nel corso del 2015 i siti gestiti dall'Associazione Museo del Malcantone haano suscitato il consueto interesse, confermandosi uno dei canali di comunicazione privilegiati dall'utenza. Complessivamente il sito della sede di Curio (www.museodelmalcantone) ha registrato 118'208 visite, mentre il sito del museo della pesca di Caslano ha totalizzato 240'636 visite.

In questo punto della Tresa, dal Medioevo al 1951, sorgeva la “Peschiera di Sotto”. Quella “di Sopra” si trovava invece verso Ponte Tresa, all’altezza dell’attuale impianto di depurazione.

Le peschiere erano particolari costruzioni studiate per catturare le anguille, pesce un tempo abbondante e ricercato. Su uno scivolo posto in controtendenza rispetto alla corrente del fiume si aprivano dei pozzetti che ospitavano delle nasse, dove le anguille restavano intrappolate.

Il piccolo edificio era invece il “casotto dei pescatori”, dove si custodivano le attrezzature necessarie all’esercizio della pesca e alla manutenzione dalla peschiera. Inoltre, visto che la pesca si esercitava esclusivamente di notte, i pescatori vi si riposavano e rifocillavano, uscendo frequentemente a controllare le reti.

Questo luogo è gestito dal Museo della Pesca di Caslano, presso il quale si può trovare una sala d’esposizione con materiali, documenti e informazioni che testimoniano l’attività delle peschiere della Tresa. Allo stesso Museo ci si deve rivolgere per visitare l’interno del “Casotto”.

Informazioni sul progetto

La sistemazione del “casotto dei pescatori” è la prima realizzazione che il Museo della Pesca ha portato a termine nell’ambito della salvaguardia della memoria di un’attività assai particolare.

La ricostruzione pura e semplice dell’impianto della peschiera non è mai entrata in considerazione, sia per evidenti problemi finanziari sia perché non avrebbe avuto senso ricostruire un impianto non più utilizzabile (in quanto in contrasto con le vigenti norme sulla pesca), la cui manutenzione risulterebbe assai onerosa e che riproporrebbe uno di quegli intralci al corso della Tresa che per secoli sono stati fonte di danni e liti.

Per queste ragioni il lavoro di recupero si è concentrato sulla creazione di una struttura che, integrando le parti ancora presenti e visibili, suggerisca le dimensioni originali della peschiera e permetta di capire qual era il suo funzionamento. Per far ciò si prevede di:

  • completare le palificazioni (integrando quelle ancora visibili, che resteranno sul posto) delle due dighe che portavano l’acqua verso il vallo, senza aggiungere, se non per un brevissimo tratto, gli elementi orizzontali formati da rami e fascine, che permettevano di innalzare il livello dell’acqua;
  • completare le palificazioni del vallo vero e proprio, in modo che se ne possano facilmente percepire le forme e le dimensioni originali. Anche in questo caso non si intende porre degli ostacoli alla corsa dell’acqua, per cui gli elementi orizzontali verranno sistemati a una sufficiente altezza. Le griglie mobili non copriranno l’intero vallo, ma solo una parte, come in uno “spaccato”;
  • ricostruire la passerella d’accesso;
  • moderare la velocità del braccio di fiume nel punto dove verrà ricollocata la peschiera;
  • inserire la struttura nel sentiero che passa lungo la riva del fiume e che si dovrà completare e segnalare.


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Negli ultimi anni Internet, e più specificatamente le reti sociali virtuali, hanno assunto un'importanza crescente anche nell'ambito della comunicazione del prodotto culturale. Si tratta di una serie di canali di facile accesso che non richiedono investimenti rilevanti. In questo contesto, i musei non possono più permettersi una comunicazione istituzionale ingessata, limitata a un sito statico in cui presentare in modo approssimativo le proprie attività espositive.

In questo settore, l'associazione Museo del Malcantone è sempre stata proattiva e determinata ad affrontare con rinnovato slancio le nuove sfide della comunicazione culturale. Gli strumenti elettronici rappresentano un valido supporto per la missione della nostra associazione, nata nel 1985 con l’obiettivo di "salvaguardare, raccogliere, riunire e valorizzare, documentando, indicando ed esponendo, in sede degna, quanto ancora rimane del patrimonio storico e culturale della regione del Malcantone".

I siti informativi

Il sito del museo del Malcantone è stato presentato per la prima volta al pubblico nel 1999 ed è stato tra i primi a proporsi all'interno del panorama museale della Svizzera italiana.

Unitamente al sito del museo della pesca di Caslano, i due portali hanno una valenza eminentemente informativa, adottando il classico modello one-to-many. In questo contesto le informazioni sono gestite unicamente dall'istituzione, e vengono pubblicate secondo una struttura documentaria precisa. In linea di principio questa iniziativa rappresenta la base di partenza della nostra comunicazione elettronica e permette anche di approfondire quanto proposto sui social media.
Il sito rappresenta infine uno strumento di lavoro che ci permette di creare una rete di istituti (networking) e un catalogo di collegamenti utili per i temi trattati (bookmarking).

I social network, piattaforma di scambio

Dal 2010 l'associazione ha attivato due pagine accessibili da Facebook. Rispetto al sito, la presenza nei social network intende promuovere un contatto diretto con l'utenza, condividendo materiali e tematiche vicine, sia per soggetto, sia per epoca, al nostro vissuto. Un approccio meno strutturato e maggiormente "emotivo" che permette in prospettiva di riflettere sulla rapida evoluzione della nostra identità. Come abbiamo già accennato, la comunicazione attraverso questo canale non è più monopolizzata ma condivisa, permettendo pertanto a chiunque di sottoporre i propri materiali o le proprie osservazioni (modello many-to-many).

Questo canale di comunicazione diffonde in modo virale il nome dell'istituto ed è particolarmente utile per avvicinare nuove categorie d'utenza e dialogare con loro rapidamente.

Gli obiettivi

  1. Partecipare e contribuire, nel suo piccolo, allo sviluppo di Internet, in particolare promuovendo contenuti a carattere divulgativo e informativo. L’aspetto commerciale non ha rilevanza ai fini delle nostre attività.
  2. Rafforzare il legame con gli utenti che già conoscono i servizi del museo. Contemporaneamente, creare nuove comunità di utenti favorendo la diffusione di messaggi diversificati e facendo leva su sensibilità diverse.
  3. Incoraggiare lo scambio e la condivisione di oggetti, documenti, fotografie e altri materiali di rilevanza storica, etnografica e antropologica.
  4. Favorire l’interazione e il dialogo tra amici virtuali, soci e comitato direttivo dell’associazione, volto soprattutto a ridefinire nel tempo il ruolo e l’identità del Museo del Malcantone.
  5. Promuovere la presenza, lo scambio e la collaborazione con iniziative analoghe o affini attive in Svizzera e in Italia.
  6. Integrare i flussi presenti nei canali dei social media nell’offerta dei musei.

I canali

Sito web: attualmente l’associazione gestisce due siti, uno per ogni sede. All’indirizzo www.museodelmalcantone.ch è possibile visualizzare informazioni e documenti riguardanti le attività della sede di Curio. Sulle pagine del Museo della Pesca (www.museodellapesca) sono presenti i materiali che riguardano la sede di Caslano. I siti generano complessivamente un flusso importante: nel 2012 sono state registrate 339'279 visite.

Facebook: anche all’interno di questa rete sociale sono presenti due pagine distinte, una per la sede di Curio, l’altra per quella di Caslano. I post sulle due pagine sono numericamente limitati: complessivamente due notizie a settimana. Si tratta principalmente di immagini, brevi testi o collegamenti a pagine significative. Attualmente (maggio 2013) le pagine comprendono circa 300 amici, registrando una crescita costante fin dalla loro creazione.

Tripadvisor: La piattaforma di scambio di recensioni Tripadvisor ha guadagnato grande considerazione tra il pubblico, diventando uno strumento utilizzato anche dalle guide turistiche professioniste per individuare rapidamente l’offerta turistica e culturale di una destinazione. Le due sedi sono state registrate nel portale e si prestano dunque a essere recensite dai propri visitatori. Questa offerta è dunque orientata essenzialmente alle persone che visitano fisicamente il museo, e offre la possibilità di raccogliere osservazioni, suggerimenti e critiche da parte del proprio pubblico.

A partire dalle pagine dei siti è possibile accedere direttamente alle pagine Facebook e Tripadvisor. È anche possibile consigliare pubblicamente la pagina visualizzata con GooglePlus e iscriversi alla newsletter. Infine, le due sedi sono descritte anche nel portale Wikipedia.

In conclusione

Le nuove tecnologie sono un settore di facile accesso ma difficili da gestire in modo coerente e costruttivo, soprattutto nella filiera culturale. Va comunque evidenziato come una strategia ben costruita possa valorizzare le attività tradizionali dell’istituto culturale, creando potenzialmente un bacino d’utenza indipendente dalla dimensione dell’istituto stesso.

Roland Hochstrasser

Bibliografia

Monografie

  • AAVV, Systèmes d’informations et synergies entre musées, archives, bibliothèques, universités, radios et télévisions. Les bases de données et les médias numériques au service des patrimoines historique, culturel, naturel et scientifique, Lausanne : VMS, 2007
  • AVORIO A., Il marketing dei musei, Seam libri, Milano 1999
  • BERTACCHINI P. A., Il museo nell'era digitale, Catanzaro : Abramo, 1997
  • BUZZANCA G., Digit fugit ovvero osservazioni sulla conservazione del Web1, Minerva Project, 2006
  • COOPER, J., Beyond the On-line Museum: Participatory Virtual Exhibitions , in J. Trant and D. Bearman (eds.). Museums and the Web 2006: Proceedings, Toronto: Archives & Museum Informatics, published March 1, 2006
  • DUPLAIN MICHEL N., Vers un Musée virtuel de la Suisse ?, Presence du paysage muséal suisse sur Internet, Neuchâtel : IDHEAP, 2006
  • GETCHELL P., Beyond The On-line Catalogue: Using The Web To Leverage Your Collection More Effectively, in J. TRANT and D. BEARMAN, Museums and the Web 2006: Proceedings, Toronto: Archives & Museum Informatics, 2006
  • GRANIERI G., La società digitale, Roma ; Bari : Laterza, 2006
  • RABINOVITCH V., ALSFORD S., Les musées et Internet : le point sur huit ans d'expérience canadienne, Hull : Société du musée canadien des civilisations, 2002
  • TONELLO F., L'età dell'ignoranza : è possibile una democrazia senza cultura?, Milano : B. Mondadori, 2012

Periodici

  • AAVV, Digital Humanities und Web 2.0, Bulletin, Accademia svizzera di scienze umane e sociali (ASSM), n. 1, 2012
  • DE ROSNAY J., Civilisation du numérique : promesses et défis pour l’entreprise, Les rencontres du numérique, Association de l’économie numérique, 2012
  • GALLIMARD A., Le livre, le numérique. Le débat, n. 170, 2012
  • MANES S., Time and Technology Threaten Digital Archives, The New York Times, 7 aprile 1998
  • RINGHAM J., Tate Social Media Communication Strategy 2011–12, Tate Papers Issue 15, 2011
Citazione della fonte: Roland Hochstrasser. La strategia di comunicazione culturale su Internet. Curio: Museo del Malcantone, 2013.

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